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giovedì 10 luglio 2014

Gli Erotes

Per gli antichi Greci l’amore (Eros / ἔρως) aveva 3 volti:

Anteros (Ἀντέρως): rappresenta l'amore corrisposto, la reciprocità, la relazione legittima.
Racconta la leggenda che un giorno Afrodite si lamentò con la Dea Temi del fatto che il piccolo Eros non crescesse,così la saggia Temi le rispose che Eros non sarebbe mai cresciuto finché non avesse avuto l’amore di un fratello. Afrodite si unì ad Ares e generò Anteros e da quel momento i due fratelli crebbero insieme,ma ogni qualvolta Anteros si allontanava da Eros, quest’ultimo ritornava fanciullo. Questo grazioso mito insegna che l’amore (Eros) per crescere ha bisogno di essere corrisposto (Anteros).

Pothos (Πόθος):  è invece l'amore per qualcosa/qualcuno di irraggiungibile, perfetto, l'anelito e la spinta continua ed incessante verso ciò che non si raggiunge mai.
Pothos è il volto di una dimensione amorosa, nostalgica, irraggiungibile è quell'amore idealizzato che si esplica nel soffrire e nel cercare l’anima gemella.
Nota che con una 'a/α' al posto della 'o/ό' diventa "pathos/πάθος".

Himeros (Ἵμερος): è la passione del momento, il desiderio sessuale, fisico incontrollabile ed immediato che chiede di essere soddisfatto.

Anteros e Himeros vivono nel presente, mentre Pothos vive nel passato o nel futuro.

La rappresentazione separata di queste 3 dimensioni /personificazioni dell'Eros è una simbologia analogica della natura molteplice dell'amore umano che raramente riesce a manifestarsi contemporaneamente ed unitariamente.
Anteros e Himeros qualora siano assieme non rimangono uniti a lungo e si  separano quasi sempre all'arrivo di Pothos. 
Chi ci rassicura può non saperci emozionare e chi ci emoziona può non essere rassicurante, ecco perché spesso siamo attratti da persone diverse alla ricerca degli altri aspetti di Eros che ci completino. E' l'antica atavica distinzione tra puttane e spose, tra uomini seri e playboy da svago.
A complicare ulteriormente il tutto la mutevole compresenza di queste tre divinità in ognuno di noi.

mercoledì 9 luglio 2014

Ricetta per la grandezza


"Tener duro quando si perde, combattere con l'amarezza della sconfitta e la debolezza del dolore, vincere l'ira, sorridere quando si vorrebbe piangere, resistere ai malvagi e bassi istinti, odiare l'odio e amare l'amore, andare avanti quando si preferirebbe morire, inseguire pur sempre la gloria e il sogno, credere con indefettibile fede un qualcosa che dovrà accadere; ecco quel che qualsiasi uomo può fare. E con questo essere grande."

Zane Grey

martedì 8 luglio 2014

Ombre

"Noi, forse, non conosciamo la felicità che dalla sua ombra sul muro del destino."
Henri de Régnier, Lui o Le donne e l'amore

domenica 6 luglio 2014

Leggerezza


“Prendete la vita con leggerezza, che leggerezza non è superficialità, ma planare sulle cose dall'alto, non avere macigni sul cuore.”
- Italo Calvino, Lezioni americane
- Foto di Elliott Erwitt

Come in alto, così in basso

“Tra gli aforismi che riassumevano il contenuto di numerosi simboli, ve n’era uno di particolare importanza: Come in alto, così in basso, parole della ‘Tavola Smeraldina’ di Ermete Trismegisto. […] Lo stesso significato era contenuto nell’analogia stabilita tra il microcosmo, l’uomo, e il macrocosmo, l’universo. Le leggi fondamentali delle triadi e delle ottave penetrano tutte le cose e debbono essere studiate simultaneamente nell’uomo e nell’universo”
(da Frammenti di un Insegnamento Sconosciuto, pag. 311).

io che volevo solo te

Quando poi raccontiamo è il riscontro amato di ciò che si è fatto 
l'avvenimento di due corpi che si specchiano nel nudo rivivere le scene di mosse 
ancora insapute e capirle sempre di più, poi i ritorni al singolare, in cui la mente ti 
viene a prendere con le insane gelosie che poi allontani perchè l'amore maturo non 
opprime, e lasciarti libera, ma quanti harem mi ero costruito per divagare, 
io che volevo solo te.

1993 - pensieri - Francesco Di Franco
Quadro di Dario Ortiz Rubledo

lunedì 16 giugno 2014

La razza spirituale

Una sintesi tratta dal più controverso libro di Julius Evola "Sintesi di dottrina della razza" per le cui idee fu ingiustamente arrestato per apologia del fascismo, accusa dalla quale fu assolto con formula piena nel 1951.
Il "razzismo" di Evola nulla ha a che vedere con le teorie genetiste e materialiste del Lombroso prima e del nazismo poi.
Quello di Evola è il razzismo dello spirito, delle differenze innate di ordine superiore (come in Jung) e della responsabilità personale contro il modernismo positivista dell'illuminismo che in nome di una presunta eguaglianza cancella le differenze rendendo l'uomo un numero le cui azioni sono determinate dal contesto esterno anziché dalle virtù interne.
La seguente sintesi illustra brevemente il concetto di razza dello spirito come caratteristica e responsabilità che con forza dirompente si scaglia contro i dogmi della modernità.


Le condizioni esterne possono, sì, propiziare o ostacolare lo sviluppo delle disposizioni innate, ma nessuna forza dell'ambiente, nessuna forza agente dall'esterno, sia essa di natura materiale o morale, è capace di trasformare la più intima essenza dell'uomo. 
Il caso estremo è quello in cui le condizioni esterne vadano a determinare una differente forma di apparire di un dato tipo: forma che però scompare quando le condizioni normali siano ripristinate.  Ma se cosi stanno le cose, il valore di ciascuno, sia nel bene che nel male, lungi dall'esser l'effetto di un ambiente buono o cattivo, procede da qualità ereditate correlative ad un dato sangue e ad una data razza e poi, più in particolare, alle specificazioni che l'uno e l'altra subiscono nelle diramazioni che conducono fino al singolo. Le conseguenze di tale nuovo punto di viste nel campo pedagogico, sociale e anche giuridico sono cosi palesi, che qui è inutile sottolinearle. 
E questa è la via che, se intelligentemente seguita, può condurre ad un pieno superamento di molti miti ancora vigenti e a molte utopie della mentalità democratica, con conferma dei valori della personalità; questi valori, infatti, svaporano dovunque non si possa parlare di una responsabilità, di una natura propria, di un interno destino. 
Abbiamo detto «se intelligentemente seguita», poiché anche qui l'esperienza ci mostra che i razzisti, quando mancano di adeguati principii d'ordine tradizionale, possono finire in svolte pericolose. Tale è il caso quando, per via di una assunzione scientista delle leggi dell'eredità e di una interpretazione quanto mai unilaterale e materialistica dell'eredità stessa, all'azione meccanica dell'ambiente si va a sostituire il fatalismo dell'eredità, le "vittime dell'ambiente" facendo posto alle vittime o ai gratuiti eredi di determinismi atavici retrocedenti nell'oscurità dei tempi.

 Razzista, a suo modo, a questa stregua, sarebbe stato già l'ebreo Lombroso, con la sua nota teoria del delinquente nato irresponsabile perché esemplare superstite di una razza o tipo biologicamente ben definibile atavicamente spinto ad azioni criminali. [...]
Qui ci limitiamo a dire che il concetto di eredità è sì naturalmente inseparabile da quello di razza e che la concezione moderna delle qualità razziali non è, come nella vecchia antropologia, quella di caratteristiche astratte tipiche per un dato gruppo numerico di individui, ma quella di caratteristiche ereditarie; purtuttavia razza ed eredità non sono da concepirsi come determinismi naturalistici, ma — essenzialmente — come forze, come potenzialità, come energie formatrici dall'interno e, in una certa misura, perfino dall'alto.
Julius Evola "Sintesi della Dottrina della Razza" - 1978 (I ed. 1941) - AR, pp. 24-25

mercoledì 12 febbraio 2014

La confutazione dell'idealismo di G.E. Moore- 1903


Quale motivo abbiamo per supporre che esista qualcosa ‹in corrispondenza› alle nostre sensazioni? 
Ovvero: qual motivo abbiamo per supporre che le cose materiali ‹non› esistano dato che la ‹loro› esistenza ha la stessa evidenza delle nostre sensazioni? 
‹Può darsi› che non sia vero che esistano tutte e due; ma se è una ragione per mettere in dubbio l’esistenza della materia il fatto che essa sia un aspetto inseparabile della nostra esperienza, lo stesso ragionamento servirà a provare con certezza che nemmeno la nostra esperienza esiste, dato che quella deve a sua volta essere un aspetto inseparabile della nostra esperienza di ‹essa›. 
La sola alternativa ‹ragionevole› all’ammissione che la materia esista ‹al pari› dello spirito è l’assoluto scetticismo, cioè che è tanto probabile quanto no che ‹nulla› affatto esista. 
Tutte le altre supposizioni – quella degli agnostici, che in ogni caso qualche cosa esista, come quella degli idealisti, che esista solo lo spirito – sono, se non abbiamo motivo per credere alla materia, altrettanto infondate quanto le più grossolane superstizioni.
 THE REFUTATION OF IDEALISM - G. E. Moore -1903 - http://www.ditext.com/moore/refute.html

lunedì 6 gennaio 2014

Qualcuno deve gridare che costruiremo le Piramidi!


Nostalghia di Tarkovskij

"Quale antenato parla in me?  
Io non posso vivere contemporaneamente nella mia testa e nel mio corpo. Per questo non riesco ad essere una sola persona. Sono capace di sentirmi un’infinità di cose contemporaneamente. Il male vero del nostro tempo è che non ci sono più i grandi Maestri.  
La strada del nostro cuore è coperta d’ombra; bisogna ascoltare le voci che sembrano inutili; bisogna che dai cervelli occupati dalle lunghe tubature delle fogne e dai muri delle scuole, dagli asfalti e dalle pratiche assistenziali, entri il ronzio degli insetti. Bisogna riempire gli orecchi e gli occhi di tutti noi, di cose che siano all’inizio di un grande sogno. 
Qualcuno deve gridare che costruiremo le Piramidi. 
Non importa se poi non le costruiremo. Bisogna alimentare il desiderio. Dobbiamo tirare l’Anima da tutte le parti come se fosse un lenzuolo dilatabile all'infinito. 
Se volete che il mondo vada avanti dobbiamo tenerci per mano.  
Ci dobbiamo mescolare i cosiddetti sani e i cosiddetti ammalati. 
Ehi, voi sani, che cosa significa la vostra salute? 
Tutti gli occhi dell’umanità stanno guardando il burrone dove stiamo tutti precipitando.  
La Libertà non ci serve se voi non avete il coraggio di guardarci in faccia, di mangiare con noi, di bere con noi, di dormire con noi. Sono proprio i cosiddetti sani che hanno portato il mondo sull'orlo della catastrofe.  
Uomo ascolta in te ACQUA, FUOCO e poi la cenere, le ossa dentro la cenere... Le ossa e la cenere"

Storia della Morte nei Tarocchi

Storia della Morte dei Tarocchi (Tarocchi Raide-Waite)


Il Matto, avendo lasciato l'albero a cui era appeso, si muove con cautela in un maggese. L'aria è fredda gli alberi spogli. Sa di avere iniziato il suo viaggio spirituale con serietà, ma si sente stranamente vuoto e triste, come se avesse perso qualcosa. 

Davanti a se scorge, sorgere con il sole, uno scheletro in armatura nera che cavalca un cavallo bianco. Lo riconosce come la Morte. 

Quando questa si ferma dinanzi a lui, egli domanda umilmente: 
"Sono morto?" 
E lo scheletro risponde 
"Si in un certo senso. Tu hai sacrificato il tuo vecchio mondo, il tuo vecchio te stesso. Entrambi sono morti."

Il Matto non riesce a trattenere il pianto 
"Perdonami" 
dice imbarazzato dalle sue lacrime. 

"Non c'è nulla da perdonare." 
Risponde la Morte 
"La tristezza è naturale e devi affrontare la tua perdita prima di potere accettare qualcosa di nuovo. Mettiti in testa, comunque, che le foglie vecchie devono seccarsi e volare via dai rami dell'albero, lasciandolo spoglio, prima che possano apparire nuove foglie verdi".

Non appena la Morte cavalca via, il Matto vede la verità nelle sue parole. Anche lui si sente come uno scheletro, spoglio di tutto. 
Questo, ora comprende, è come ogni grande trasformazione ha inizio, rimuovendo tutto fino all'osso così che qualcosa di nuovo possa crescere.

sabato 19 ottobre 2013

Capi e liberti

Capi - esseri che spicchino non per violenza, non per oro, non per abilità di sfruttatori di schiavi, ma invece per irreducibili qualità di vita - non ve ne sono. 
[...]
La razza dei Signori se non è già scomparsa, vi tende, e tutto procede in un crescendo di livellamento precipitato verso la vita più materiale. Le cosiddette "classi superiori" o "dirigenti" di oggi non sono tali che per ironia: i grandi capi dell'organizzazione finanziaria mondiale così come i tecnici, gli industriali, i funzionari, ecc. non rappresentano nulla più che quei liberti, che i signori di un tempo delegavano alla razionale utilizzazione dei servi. Uno stesso giogo li accomuna alla immensa, sorda turba automatizzata degli operai, degli impiegati, e al di sopra di essa non hanno respiro: schiavi e liberti direttori di schiavi - e, al di sopra, nessuno - questa è la terribile verità dei "civilizzati"!
Da Imperialismo Pagano di Julius Evola - 1928

domenica 29 settembre 2013

La nascita della filosofia


"La philosophie, c'est la réflexion aboutissant à reconnaitre sa propre insuffisance et la nécessité d'une action absolue partant du dedans."
---
"La filosofia è la riflessione che conduce a riconoscere la propria insufficienza e la necessità di un'azione assoluta che parta dall'interno."

J. Lagneau - Revue de Mataphisique et de Morale, 1898, p. 127

domenica 22 settembre 2013

Risvegli

“Io nacqui ogni mattina 
ogni mio risveglio 
fu come un’improvvisa 
nascita alla luce. 
… Dove giacqui, rinacqui...” 
[Gabriele D'Annunzio in: Maja, I risvegli]

Camminare nel bosco

“… Camminare tra le creature vegetali … 
sorprenderne il pensiero occulto e 
indovinare il sentimento muto che regna 
sotto le scorze … contemplare … la 
natura con tale continuità da giungere a 
riprodurre in me il palpito … di tutto ciò 
che è creato … Non è questa, forse, una 
vita superiore? …” 
[Gabriele D'Annunzio ne: Il trionfo della morte] 

mercoledì 4 settembre 2013

NATURALE E SOPRANNATURALE, REALE ED IRREALE...


Comunemente pensiamo che il naturale sia reale e il soprannaturale sia irreale... questo può essere vero, ma non sempre...
Solitamente definiamo Naturale è ciò che noi comunemente percepiamo e capiamo... mentre soprannaturale definiamo ciò che 'normalmente' non percepiamo e non capiamo... ma noi non percepiamo e non capiamo tutto il reale... dunque potremmo definire soprannaturale anche ciò che è reale ma è al di fuori del campo della nostra percezione e comprensione.
G.D. 

domenica 18 agosto 2013

I Tre Monaci verso il Cielo.

Un eremita una notte ebbe in sogno una visione. 
Gli sembrò di stare vicino ad un grande mare, dalla riva del quale, come egli guardò, un monaco si alzò in aria con potenti ali e volò in alto verso una riva lontana e quasi invisibile. 
Mentre l’eremita si meravigliava di questo fatto, si alzò un secondo monaco, ma con ali più deboli, così che riuscì a sollevarsi solo di poco sopra le onde, e solo dopo una lunga fatica e molto pericolo, alla fine arrivò dall'altra parte. 
Tuttavia, mentre egli ancora guardava, si alzò un terzo monaco, ma con un volo talmente debole che cadde più volte in mare, sfuggendo all'annegamento soltanto con grande sforzo. 
Ma alla fine, contro ogni probabilità, anche questo monaco raggiunse la riva lontana.
Dopo molto pensare l’eremita andò dal suo superiore e gli raccontò la sua visione. Il superiore diede questa interpretazione:
Il primo monaco che hai visto è colui che aspira al Cielo in questo nostro tempo: è relativamente facile; 
il secondo monaco rappresenta quelli che affronteranno questo compito in un tempo posteriore al nostro; sarà molto più difficile; 
il terzo monaco è uno che cerca di arrivare al Cielo in un futuro molto lontano, quando sarà quasi impossibile. 
Sii lieto di vivere nel nostro tempo, ma non dimenticare questo:
Lo sforzo del terzo monaco è più importante di tutto il resto.

lunedì 12 agosto 2013

C'È BISOGNO DELL'AMANTE!

"The Summoning of the Muse" di A. Andrew Gonzalez

C'È BISOGNO DELL'AMANTE!

Questa affermazione, in un primo momento, può sembrare rozza ... ma non è detto che lo sia.
Che vuol dire Amante? 
L'Amante è chi o ciò che ispira la Passione.
L'Amante è chi o ciò che occupa i nostri pensieri prima di addormentarci ed al nostro risveglio, e che talvolta non ci fa dormire. 
L'Amante conferisce un significato ed un motivo alla vita, distogliendoci dalla banalità e futilità della monotonia.
Volere ed Amare danno un senso all'esistenza. 
Senza Passione non siamo nulla e non diventiamo nulla. 
Senza l'Amante il nostro percorso non può proseguire perché senza il Fuoco della Passione il motore dell'anima umana si ferma.
A volte l' Amante è il nostro partner, altre volte una persona che non è il nostro coniuge. 
Altre volte ancora può non essere una persona ma una attività che porta a trascendere verso la realizzazione spirituale come: la ricerca scientifica, la letteratura, la musica, lo sport, il lavoro; oppure una persona che diviene musa ispiratrice di tali attività. 
In ogni caso, L'Amante è "qualcuno" o "qualcosa" che ci fa amare la vita ed il nostro percorso e ci consente di proseguirlo con Passione.  
Senza l'Amante non ci può essere Passione; senza Passione il percorso diventa pesante e subentra la paura di proseguire. 
Senza l'Amante l'Oggi ed Ora diventa Domani e Dopo... la mancanza di Passione diventa inedia ed angoscia e il cammino rallenta per poi fermarsi. 
La relazione tra gli Amanti non è immediata e semplice, questa è una variopinta amalgama di bellezza e dubbio, fugacità ed eternità, aspro e dolce. Sono le nozze alchemiche di diversità e opposti di Sole e Luna di Eros ed Agape. Questa è un'unione fatta spesso di incertezze, se queste incertezze non prevalgono allora si ottiene l' ispirazione. 
L'unione con l'Amante porta ispirazione ed intuizione quale frutto di unione tra le contraddizioni. 
Volere ed Amare... o meglio forse dire: Volere è Amare.
Dobbiamo dedicare  affetto e dedizione a tutto ciò che facciamo. 
Una vita senza Amante è una vita senza Passione e senza Passione non c'è Vera Vita.
L'Amante ci fa sposare con la vita!
G.D.


sabato 10 agosto 2013

Purificazione Estiva

Amo la pioggia estiva... 

è un archetipo di purificazione... 

un battesimo della Terra da parte del Cielo... 

verso una nuova iniziazione.

G.D.

venerdì 9 agosto 2013

LO SCETTRO E IL GLOBO


LO SCETTRO E IL GLOBO.
Il potere regale ha come emblema lo scettro e il globo.
Quando un personaggio viene rappresentato con uno scettro nella mano destra e un globo in quella sinistra, ciò indica che si tratta di un personaggio regale.
Lo scettro e il globo simboleggiano l’attività dei due principi: maschile e femminile.
Il principio maschile è sempre rappresentato da una linea retta (scettro, caduceo,  lancia, spada, pilastro, albero, etc. ) e dalla mano destra.
Il principio femminile è invece rappresentato da linee curve (qualsiasi oggetto cavo o arrotondato: sfera, vaso, coppa, grotta, etc.) e dalla mano sinistra.
L’atto di tenere lo scettro e il globo sta a significare che si comprendono i due principi e che si sa "operare" con essi.