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lunedì 17 febbraio 2020

I destini sono proporzionali alle attrazioni


L’attrazione e l’“amore” sono desiderio di conoscenza di noi stessi.
Si può essere attratti da persone diverse da noi, ma non completamente diverse.

L’attrazione nasce quando  scopriamo una parte di noi in un’altra persona e decidiamo di conoscerla per questo. Allora  lasciamo che quella parte di noi  muoia dentro di noi per ritrovarla in lei.
Tramite questo processo inconscio, ci frammentiamo e proiettiamo nell'altro al fine di  conoscere quella parte di noi stessi. Per farlo facciamo spazio nella nostra psiche  scavando una apposita assenza di ciò che avevamo al fine di poterlo osservare dall'esterno. 

In questo modo nasce  quella tensione che è l’attrazione, che può divenire il bisogno per l’altro(amore) che ci serve a completare il vuoto che abbiamo creato per conoscerci.  
Per questo l’amore è bisogno e sofferenza. proviamo la necessità, la mancanza dovuta alla separazione di una parte dentro di noi.

L’amore finisce quando finisce il desiderio di conoscenza. Finisce quando, avendo conosciuto noi stessi nell'altro conosciuto l’altro quanto basta, il ruolo di quella persona si conclude nel nostro processo di conoscenza di noi stessi. Avendo compreso e conosciuto quella parte di noi stessi proiettata nell'altra persona, ce ne siamo riappropriati. Non percepiamo più quella mancanza, quel bisogno, quella dolce sofferenza e l’attrazione e l’amore svaniscono.  Siamo di nuovo completi. 

Dunque noi siamo, nel nostro percorso,  il risultato di chi (e di ciò che) abbiamo amato. 
Senza questo processo inconscio di  separazione e proiezione e la riappropriazione di ciò che era nostro dopo averlo conosciuto negli altri il processo di crescita e conoscenza che è la vita umana si arresta. 

Pertanto chi non ama non vive. Bisogna sempre essere disposti ad amare per vivere e conoscere se stessi. 
Siamo fatti di tanti aspetti, abbiamo bisogno di amare tante volte per proseguire nel cammino della vita. 
“Le attrazioni sono proporzionali ai destini” diceva il filosofo Francese Fourier… ma forse sarebbe meglio dire che i destini sono proporzionali alle attrazioni.

G.D. 


giovedì 20 agosto 2015

Perchè filosofeggiare


Il mondo di oggi governato dalla tecnica sembra rifiutare l'importanza dell'introspezione e della filosofia. La conoscenza del "fare" sembra oggi slegata dalla "conoscenza dell'essere". Questo è un errore. chi pensa di saper fare senza dovere saper essere è come un automa di carne. 


Il termine filosofia come è noto deriva dal greco antico φιλοσοφία, traslitterato in philosophía e composto da φιλεῖν (phileîn), "amare", e σοφία (sophía), "sapienza", ossia "amore per la sapienza".

 Dunque la filosofia come campo di studi che si pone domande e riflette indagando sul "senso" dell'essere e dell'agire nel mondo partendo dall'analisi del'attore "l'Uomo". Senza conoscere l'Uomo non si può capire quali azioni esso può compiere. Senza l'introspezione l'azione nel mondo esterno risulta spesso inconcludente se non addirittura dannosa per lo stesso agente, e questo è tanto più vero oggi in un contesto in cui l'evoluzione tecnica e sociale ha creato più potere e più complessità. Oggi, più che mai, conoscere e sapere è importante (alcuni studiosi definiscono la nostra stessa economia come knowledge economy) per potere agire e avere successo.

Si può sparare senza conoscere le caratteristiche di un'arma?
Forse si ma affidandosi al caso. Conoscendo l'arma e il tiratore sicuramente il rischio di fallire o farsi male è inferiore. Come per un'arma conoscere le potenzialità, le caratteristiche e i limiti dell'individuo è un prerequisito essenziale affinché egli possa esprimere pienamente le sue potenzialità.
Conosci te stesso (in greco antico: Γνῶθι σεαυτόν, Gnōthi seautón) è il principio alla base della filosofia.

A cosa ci serve dunque la filosofia?
La filosofia è fondamentale per allenare la mente a trovare le soluzioni migliorie nel qui ed ora.
La filosofia è importante per non essere gabbati da chi vuole proporci false verità.
La filosofia è importante per chi decide di governare, perché chi ignora la filosofia non ha la capacità di poter organizzare una comunità e risolverne i problemi.
La filosofia aiuta a conoscersi e attraverso un processo alchemico (VITRIOL), crea il nuovo nel continuo divenire.

L'amore per la saggezza accende la luce così la soluzione può essere vista.

G. D.

domenica 26 agosto 2012

The System


The existence of ' system ' in the world is at once obvious to every observer of nature, no matter whom.
The arrangement of the parts of the universe has always been a source of amazement to men.
But this disposition proves itself more and more astonishing as, every day, our science is able to make a more precise and penetrating study of the facts.
The farther and more deeply we penetrate into matter, by means of increasingly powerful methods, the more we are confounded by the interdependence of its parts. Each element of the cosmos is positively woven from all the others: from beneath itself by the mysterious phenomenon of ' composition ', which makes it subsistent through the apex of an organised whole; and from above through the influence of unities of a higher order which incorporate and dominate it for their own ends.
It is impossible to cut into this network, to isolate a portion without it becoming frayed and unravelled at all its edges.
All around us, as far as the eye can see, the universe holds together, and only one way of considering it is really possible, that is, to take it as a whole, in one piece.

Pierre Theilard De Chardin, The Phenomenon of Man - pag.42-43
link to the entire book:
http://ia600401.us.archive.org/19/items/phenomenon-of-man-pierre-teilhard-de-chardin.pdf/phenomenon-of-man-pierre-teilhard-de-chardin.pdf

Lo Spirito dell'Universo

"È giunto finalmente il momento di renderci conto che una interpretazione anche positivista dell’universo, per essere soddisfacente, deve comprendere l'interno oltre che l'esterno delle cose, - sia lo spirito che la materia. La vera fisica è quella che riuscirà, un giorno o l'altro, ad integrare l'uomo totale in una rappresentazione coerente del mondo".

Pierre Teilhard de Chardin

domenica 15 aprile 2012

I SETTE SERMONI C.G.Jung

La casa della morte, William Blake
Sermone I
I morti erano di ritorno da Gerusalemme, dove non avevano trovato ciò che cercavano. Mi pregarono di lasciarli entrare e implorarono il mio verbo, e così iniziai il mio insegnamento:
Ascoltate: io inizio dal nulla. Il nulla è uguale alla pienezza. Nell'infinito il pieno è come il vuoto. Il nulla è vuoto e pieno. Potreste dire altrettanto bene qualche altra cosa del nulla, per esempio che è bianco e nero o che non è o che è. Una cosa infinita ed eterna non ha alcuna qualità poichè ha tutte le qualità.
Noi chiamiamo il nulla o la pienezza il PLEROMA. In esso sia il pensiero che l'essere cessano, poichè l'eterno e infinito non possiede qualità. In esso non c'è essere, perchè allora sarebbe distinto dal pleroma, e possiederebbe qualità che lo distinguerebbero come un che di diverso dal pleroma.
Nel pleroma c'è nulla e tutto. Non giova riflettere sul pleroma, perchè ciò significherebbe autodissolversi.
La CREATURA non è nel pleroma ma in se stessa. Il pleroma è inizio e fine della creatura. La pervade come la luce del sole pervade l'aria dovunque. Benchè il pleroma pervada interamente, pure la creatura non ha parte in questo, come un corpo completamente trasparente non diventa ne' chiaro ne' scuro per via della luce che lo pervade.
Noi siamo però il pleroma stesso, poichè siamo una parte dell'eterno e infinito. Ma non ne siamo parte, perchè siamo infinitamente lontani dal pleroma, non spazialmente o temporalmente ma ESSENZIALMENTE, in quanto siamo distinti dal pleroma nella nostra essenza di creatura, confinata nel tempo e nello spazio.
Ma poichè siamo parti del pleroma, il pleroma è anche in noi. Infinito, eterno e intero è il pleroma anche nel punto più piccolo, poichè piccolo e grande sono qualità in esso contenute. Esso è il nulla che è dovunque intero e continuo. Solo figurativamente quindi io parlo della creatura come parte del pleroma, perchè in effetti il pleroma non è diviso in nessuna parte, essendo il nulla. Noi siamo anche l'intero pleroma perchè, figurativamente, il pleroma è il punto più piccolo (immaginato soltanto, non esistente) in noi e l'illimitato firmamento intorno a noi. Ma perchè mai parliamo allora del pleroma, dal mometo che esso è tutto e nulla?
Ne parlo per avere un qualsiasi punto d'inizio, e per liberarvi dall'illusione che in qualche luogo, fuori o dentro, vi sia un qualcosa di fermo o in qualche modo di stabilito fin dall'inizio. Ogni cosa cosiddetta fissa e certa è soltanto relativa. Soltanto ciò che è soggetto a mutare è fisso e certo.
Ciò che è mutevole però è la creatura, quindi essa è l'unica cosa fissa e certa; perchè ha delle qualità, ed è anzi qualità essa stessa.
E a questo punto domandiamoci: come fu originata la creatura? Le creature hanno origine, ma non la creatura, perchè essa è la qualità del pleroma stesso, così come la non-creazione, la morte eterna. In ogni tempo e luogo c'è creatura, in ogni tempo e luogo c'è morte. Il pleroma ha tutto, distinzione e indistinzione.
La distinzione è la creatura. Essa è distinta. La distinzione è la sua essenza, e perciò essa distingue. Di conseguenza l'uomo distingue perchè la sua natura è la distinzione. Perciò egli distingue anche le qualità del pleroma che non esistono. Le distingue fuori dalla sua natura. Quindi l'uomo deve parlare delle qualità del pleroma che non esistono.
A che serve parlarne, direte? Hai detto tu stesso che è vana cosa ragionare sul pleroma!
Vi ho detto questo per liberarvi dall'illusione che si possa riflettere sul pleroma. Quando noi distinguiamo le qualità del pleroma parliamo in base alla nostra distinzione e a proposito della nostra distinzione, ma non diciamo nulla circa il pleroma. Della nostra distinzione, però, è necessario parlare, affinchè possiamo distinguere a sufficienza noi stessi. La nostra natura è distinzione. Se non siamo fedeli a questa natura non distinguiamo abbastanza noi stessi. Perciò dobbiamo fare distinzioni delle qualità.

Sermone II
Nella notte i morti stavano lungo i muri e gridavano: Vogliamo sapere di Dio. Dov'è Dio? Dio è morto?
Dio non è morto, egli vive come sempre. Dio è creatura, perchè è qualcosa di definito e quindi distinto dal pleroma. Dio è qualità del pleroma, e tutto ciò che ho detto della creatura vale anche per lui.
Egli è tuttavia distinto dalla creatura perchè è molto più indefinito e indeterminabile di lei. E' meno distinto della creatura perchè la base del suo essere è pienezza effettiva. Solo nella misura in cui è definito e distinto egli è creatura, e in questa misura è la manifestazione della pienezza effettiva del pleroma.
Tutto ciò che noi non distinguiamo cade nel pleroma e si annulla col suo opposto. Perciò, se non distinguiamo Dio, la pienezza effettiva è estinta in noi.
Dio è anche il pleroma stesso, così come ogni più piccolo punto nel creato e nell'increato è il pleroma stesso.
Il vuoto effettiivo è la natura del demonio. Dio e demonio sono le prime manifestazioni del nulla che chiamiamo pleroma. E' indifferente se il pleroma è o non è, poichè si annulla in ogni cosa. Non così la creatura. Nella misura in cui Dio e demonio sono creature, non si eliminano l'un l'altro, ma stanno l'uno contro l'altro come opposti effettivi. Non abbiamo bisogno di provare la loro esistenza, basta il fatto che dobbiamo sempre parlarne. Anche se entrambi non fossero, la creatura tornerebbe sempre a distinguerli dal pleroma partendo dalla sua natura di distinzione.
Tutto ciò che la distinzione estrae dal pleroma è una coppia di opposti. Perciò a Dio appartiene sempre anche il demonio.
Questa inseparabilità è così intima e, come avete appreso, così indissolubile anche nella nostra vita come lo è il pleroma stesso. Ciò deriva dal fatto che entrambi sono vicinissimi al pleroma, nel quale tutti gli opposti si annullano e unificano.
Dio e il demonio sono distinti mediante pieno e vuoto, generazione e distruzione. L'EFFETTIVITA' è comune a entrambi. L'effettività li unisce. Quindi l'effettività è al di sopra di loro ed è un Dio sopra Dio, poichè nel suo effetto unisce pienezza e vuotezza.
Questo è un Dio che voi non avete conosciuto, perchè gli uomini lo hanno dimenticato. Noi lo chiamiamo col nome suo ABRAXAS. Esso è più indistinto ancora di Dio e del demonio.
Per distinguere Dio da lui, chiamiamo Dio Helios o sole.
Abraxas è effetto. Niente gli sta opposto se non l'ineffettivo; perciò la sua natura effettiva si dispiega liberamente. L'inefettivo non è, e non resiste. Abraxas sta al di sopra del sole e al di sopra del demonio. E' probabilità improbabile, realtà irreale. Se il pleroma avesse un essere, Abraxas sarebbe la sua manifestazione.
E' l'effettivo stesso, non un effetto particolare, ma effetto in generale.
E' realtà irreale perchè non ha effetto definito.
E' anche creatura perchè è distinto dal pleroma.
Il sole ha un effetto definito, e così pure il demonio. E quindi ci appaiono molto più effettivi di Abraxas ch'è indefinito.
E' forza, durata, mutamento.
A questo punto i morti fecero un grande tumulto, perchè erano cristiani.

Sermone III
Come brume sorgenti da una palude i morti si accostarono e implorarono: parlaci ancora del Dio supremo.
Abraxas è il Dio duro a conoscere. Il suo potere è il più grande perché l'uomo non lo vede. Del sole egli vede il summum bonum, del demonio l'infimum malum; ma di Abraxas la VITA, indefinita sotto tutti gli aspetti, che è la madre del bene e del male.
Più esile e debole appare la vita rispetto al summum bonum; perciò anche è difficile concepire che Abraxas trascenda in potenza perfino il sole, che è la fonte radiosa di ogni forza vitale.
Abraxas è il sole, e al tempo stesso la gola eternamente succhiante del vuoto, di ciò che sminuisce e smembra, del demonio.
Duplice è il potere di Abraxas. Ma voi non lo vedete, perché ai vostri occhi gli opposti in conflitto di questo potere si annullano.
Ciò che il Dio sole dice è vita.
Ciò che il demonio dice è morte.
Ma Abraxas pronuncia la parola santificata e maledetta che è vita e morte insieme.
Abraxas genera verità e menzogna, bene e male, luce e tenebra, nella stessa parola e nello stesso atto. Perciò Abraxas è terribile.
E' splendido come il leone nell'attimo in cui abbatte la preda. E' bello come un giorno di primavera.
Si, è il grande Pan in persona e anche il piccolo. E' Priapo.
E' il mostro del mondo sotterraneo, un polipo dalle mille braccia, nodo intricato di serpenti alati, frenesia.
E' l'ermafrodito del primissimo inizio.
E' il signore dei rospi e delle rane che vivono nell'acqua e calpestano la terra, che cantano in coro a mezzogiorno e a mezzanotte.
E' la pienezza che si unisce col vuoto.
E' il santo accoppiamento,
E' l'amore e il suo assassinio,
E' il santo e il suo traditore,
E' la luce più splendente del giorno e la notte più oscura della follia,
Vederlo significa cecità,
Conoscerlo è malattia,
Adorarlo è morte,
Temerlo è saggezza,
Non resistergli è redenzione.
Dio dimora dietro il sole, il demonio dietro la notte.
Ciò che Dio genera dalla luce, il demonio lo spinge nella notte. Ma Abraxas è il mondo, il suo divenire e il suo passare. Su ogni dono del Dio sole il demonio getta la sua maledizione.
Ogni cosa che chiedete supplicando al Dio sole genera un atto del demonio.
Ogni cosa che create col Dio sole dà al demonio il potere di agire.
Questo è il terribile Abraxas.
E' la creatura più possente, e in lui la creatura ha timore di se stessa.
E' l'opposizione manifesta della creatura al pleroma e al nulla.
E' l'orrore che il figlio prova per la madre.
E' l'amore che la madre prova verso il figlio.
E' la gioia della terra e la crudeltà del cielo.
Di fronte al suo volto l'uomo impietrisce.
Di fronte a lui non c'è domanda ne' risposta.
E' la vita della creatura.
E' l'operazione della distinzione.
E' l'amore dell'uomo.
E' la voce dell'uomo.
E' l'apparenza e l'ombra dell'uomo.
E' la realtà illusoria.
Allora i morti ulularono e si infuriarono, perché essi erano imperfetti.

Sermone IV
I morti invasero il luogo mormorando e dissero: Parlaci degli dei e dei demoni, maledetto!
Il Dio sole è il massimo bene, il demonio è l'opposto, perciò voi avete due dei.
Ma ci sono molte cose alte e buone e molti grandi mali, e tra questi vi sono due dei-demoni; uno è QUELLO CHE BRUCIA, l'altro è QUELLO CHE CRESCE.
Quello che brucia è EROS, in forma di fiamma. La fiamma dà luce consumandosi.
Quello che cresce è l'ALBERO DELLA VITA. Esso germoglia ammassando nel crescere materia vivente.
Eros s'infiamma e muore, invece l'Albero della Vita cresce lento e costante per tempi incommensurabili.
Buono e male si uniscono nella fiamma.
Buono e male si uniscono nella crescita dell'albero.
Nella loro divinità vita e amore sono opposti.
Incommensurabile come la moltitudine delle stelle è il numero degli dei e dei demoni.
Ogni stella è un Dio, e ogni spazio che una stella riempie è un demonio. Ma la vuotezza e pienezza del tutto è il pleroma.
L'effettività del tutto è Abraxas, al quale sta opposto soltanto l'irreale.
Quattro è il numero degli dei principali, come quattro è il numero delle misure del mondo.
Uno è l'inizio, il Dio sole.
Due è Eros, perché unisce due insieme e si estende in splendore.
Tre è l'Albero della Vita, perché colma spazio con forme corporee.
Quattro è il demonio, perché apre tutto ciò che è chiuso. Tutto ciò che ha forma e corpo, egli lo dissolve; è il distruttore nel quale ogni cosa diventa nulla.
Me beato, a cui è stato dato di conoscere la molteplicità e diversità degli dei. Guai a voi, che sostituite questa irriducibile molteplicità con l'unico Dio. Così facendo provocate il tormento causato dall'incomprensione, e mutilate la creatura, la cui natura e il suo scopo è la distinzione. Come potete essere fedeli alla vostra natura se cercate di mutare i molti in uno? Ciò che voi fate degli dei è fatto a voi. Diventate tutti uguali e perciò la vostra natura è mutilata.
L'uguaglianza prevarrebbe non per volere di Dio ma per volere dell'uomo, perché gli dei sono molti mentre gli uomini sono pochi. Gli dei sono potenti e sopportano la loro molteplicità, perché al pari delle stelle dimorano in solitudine, divisi l'uno dall'altro da immense distanze. Ma gli uomini sono deboli e non sopportano la loro molteplicità, perciò dimorano insieme e abbisognano di comunanza per poter reggere alla loro particolarità. A scopo di redenzione io vi insegno la verità respinta, a causa della quale io sono stato respinto.
La molteplicità degli dei corrisponde alla molteplicità degli uomini.
Innumerevoli dei attendono di diventare uomini. Innumerevoli dei sono stati uomini. L'uomo partecipa alla natura degli dei, proviene dagli dei e va verso Dio.
Come non giova riflettere sul pleroma, così non giova adorare la molteplicità degli dei. Meno di ogni cosa giova adorare il primo Dio, la pienezza effettiva e il summum bonum. Con la nostra preghiera non possiamo aggiungervi nulla ne' cavarne nulla, perché il vuoto effettivo inghiotte tutto. Gli dei splendenti formano il mondo celeste. Esso è molteplice e si espande e cresce all'infinito. Il Dio sole è il Signore supremo di questo mondo.
Gli dei tenebrosi formano il mondo terreno. Sono semplici e diminuiscono e rimpiccioliscono all'infinito. Il demonio è l'infimo signore del mondo terreno, lo spirito lunare, satellite della terra, più piccolo, più freddo e più morto della terra.
Non c'è differenza tra il potere degli dei celesti e quello degli dei terrestri. Gli dei celesti diventano sempre più grandi, gli dei terrestri sempre più piccoli. Incommensurabile è il movimento degli uni e degli altri.

Sermone V
I morti urlarono in tono di derisione: Insegnaci, folle, la tua dottrina sulla Chiesa e sulla santa comunione.
Il mondo degli dei si manifesta nella spiritualità e nella sessualità.
Gli dei celesti compaiono nella spiritualità, quelli terrestri nella sessualità.
La spiritualità concepisce e abbraccia. Essa è femmina e perciò la chiamano MATER COELESTIS, madre celeste.
La sessualità genera e crea. Essa è maschile, e perciò la chiamano PHALLOS, il padre terrestre.
La sessualità dell'uomo è più terrestre, la sessualità della donna è più spirituale.
La spiritualità dell'uomo è più celeste, procede verso il più grande.
La spiritualità della donna è più terrestre, procede verso il più piccolo.
Menzognera e diabolica è la spiritualità dell'uomo che procede verso il più piccolo. Menzognera e diabolica è la spiritualità della donna che procede verso il più grande.
Ognuna deve procedere verso il proprio luogo.
Uomo e donna diventano demoni l'uno per l'altra quando non dividono le loro strade spirituali, perché la natura della creatura è la distinzione.
La sessualità dell'uomo va verso il terrestre, la sessualità della donna verso lo spirituale. Uomo e donna diventano demoni l'uno per l'altra se non distinguono la loro sessualità.
L'uomo deve imparare a conoscere il più piccolo, la donna il più grande.
L'uomo deve distinguersi sia dalla spiritualità che dalla sessualità. Deve chiamare la spiritualità Madre e porla tra il cielo e la terra. Deve chiamare la sessualità Phallos e porlo tra sé e la terra, perché la Madre e il Phallos sono demoni sovrumani e manifestazioni del mondo degli dei. Essi sono più effettivi per noi che non gli dei, poiché sono similissimi alla nostra natura. Se non vi distinguete dalla sessualità e dalla spiritualità, e non le considerate come una natura al di sopra di voi e intorno a voi, diventate loro preda come qualità del pleroma. Spiritualità e sessualità non sono vostre qualità, non sono cose che possedete e contenete: esse posseggono e contengono voi, perché sono demoni potenti, manifestazioni degli dei, e quindi cose che vanno al di là di voi, esistenti per se stesse. Nessun uomo ha una spiritualità di per sé, o una sessualità di per sé, ma sta sotto la legge della spiritualità e della sessualità. Perciò nessuno sfugge a questi demoni. Dovete considerarli demoni, e un compito e pericolo comune, un fardello comune che la vita ha posto sulle vostre spalle. Quindi la vita è per voi anche un compito e un pericolo comune, come lo sono gli dei, e primo fra tutti il terribile Abraxas.
L'uomo è debole, perciò la comunione è indispensabile. Se la vostra comunione non è sotto il segno della Madre, allora è sotto il segno del Phallos. Nessuna comunione è sofferenza e malattia. La comunione in ogni cosa è smembramento e dissoluzione.
La distinzione porta all'unicità. L'unicità è opposta alla comunione. Ma, data la debolezza dell'uomo a petto degli dei e dei demoni e della loro legge invincibile, la comunione è necessaria. Perciò ci dev' essere tanta comunione quanta è necessaria, non a causa dell'uomo ma a causa degli dei. Gli dei vi forzano alla comunione. E quanto più vi forzano, tanto più occorre comunione, più è male.
Nella comunione ogni uomo si sottometta agli altri, di modo che la comunione sia mantenuta, perché voi ne avete bisogno.
Nell'unicità l'uomo singolo dev' essere superiore agli altri, di modo che ogni uomo appartenga a se stesso ed eviti la schiavitù.
Nella comunione ci dev' essere continenza, nell'unicità ci dev'essere prodigalità.
La comunione è la profondità, l'unicità è l'altezza.
La giusta misura nella comunione purifica e preserva.
La giusta misura nell'unicità purifica e aggiunge.
La comunione ci dà il calore.
L'unicità ci dà la luce

Sermone VI
Il demone della sessualità si accosta alla nostra anima come una serpe. E' per metà anima umana e significa desiderio di pensiero. Il demone della spiritualità scende nella nostra anima come l'uccello bianco. E' per metà anima umana e significa pensiero di desiderio. La serpe è un'anima terrena, per metà demoniaca, uno spirito, e simile agli spiriti dei morti. Al pari di questi si aggira fra le cose della terra, facendocele temere o facendo sì che eccitino la nostra bramosia. La serpe ha una natura femminile e cerca sempre la compagnia dei morti legati all'incantesimo della terra, quelli che non hanno trovato la via per passare al di là, all'unicità. La serpe è una meretrice e fornica col diavolo e con gli spiriti malvagi, è un tiranno nefasto e uno spirito tormentatore, che sempre seduce alla comunione più malvagia. L'uccello bianco è un'anima semi-celeste dell'uomo. Esso dimora presso la Madre e discende di quando in quando. L'uccello è maschile ed è pensiero effettivo. E' casto e solitario, messaggero della Madre. Vola alto sulla terra. Ispira unicità. Porta conoscenza dai lontani che vennero prima e sono perfetti. Porta la nostra parola in alto, alla Madre. Questa intercede, ammonisce, ma non ha alcun potere contro gli dei. E' un vaso del sole. La serpe scende e paralizza con l'astuzia il demone fallico, oppure lo pungola. Porta alla luce i pensieri astutissimi del terrestre, che strisciano per ogni crepa e aderiscono dovunque succhiando con bramosia. La serpe, certo, non lo vuole, eppure deve esserci utile. Essa sfugge alla nostra presa, mostrandoci così la via che con la nostra intelligenza umana non troveremmo. I morti gettarono occhiate sdegnose e dissero: Cessa di parlare di dei e demoni e anime. Al fin fine questo ci era noto da tempo.

Sermone VII
Ma quando la notte scese i morti tornarono ad accostarsi con gesti lamentosi e dissero: C'è una cosa ancora che abbiamo dimenticato di discutere. Parlaci dell'uomo. L'uomo è una porta attraverso la quale, dal mondo esterno degli dei, dei demoni e delle anime, voi passate nel mondo interiore; dal mondo grande al più piccolo. Piccolo è l'uomo, una nullità, voi lo avete già alle spalle e vi trovate una volta ancora nello spazio senza fine, nell'infinità più piccola o più intima. A incommensurabile distanza c'è una singola stella allo zenith. Questa è il Dio singolo di questo singolo uomo, è il suo mondo, il suo pleroma. la sua divinità. In questo mondo l'uomo è Abraxas, che genera o ingoia il suo mondo. Questa stella è Dio e la meta dell'uomo. E' il suo Dio singolo che lo guida. In lui l'uomo giunge al riposo, verso di lui procede il lungo viaggio dell'anima dopo la morte, in lui brilla come luce tutto ciò che l'uomo riporta dal mondo più grande. Questo è il solo Dio che l'uomo deve pregare. La preghiera accresce la luce della stella, getta un ponte sopra la morte, prepare la vita per il mondo più piccolo, e lenisce i desideri senza speranza del mondo più grande. Quando il mondo più grande si raffredda, la stella risplende. Nulla c'è tra l'uomo e il suo singolo Dio, per quanto l'uomo possa distogliere gli occhi dallo spettacolo fiammeggiante di Abraxas. Qui l'uomo, là il Dio. Qui debolezza e nullità, là potere eternamente creativo. Qui null'altro che tenebra e vapore glaciale, Là il sole e nient'altro che sole. A questo punto i morti si fecero silenziosi e ascesero come il fumo sopra il fuoco del pastore che nella notte custodiva il suo gregge.

venerdì 6 aprile 2012

ESSENZE ANTAGONISTE

Disseminate nell'universo si trovano due essenze antagoniste che si intersecano e si affrontano.
Nella microfisica, nell'astrofisica, nella biologia, Entropia e Sintropia si oppongono per creare e distruggere nell'eterna lotta tra ordine e caos.
La sintropia è un concetto introdotto dal matematico italiano Luigi Fantappiè già nel 1942. Il Nobel Erwin Schrodinger introdusse poi un concetto analogo cioè quello dineghentropia.

Nel cosmo la fissione nucleare è entropica, la fusione è sintropica, i buchi neri sono sintropici le emplosioni di supernove sono entropiche...
Se da un lato l'entropia spinge al logoramento, al disordine, all'invecchiamento, al dissolvimento dell'ordine verso il caos omologante , la sintropia crea isole di ordine di organizzazione spingendo verso la creazione e lo sviluppo di forme di crescente complessità e differente varietà.
La vita è sintropica nel suo esistere e nel suo replicarsi per sconfiggere l'entropia.
Noi esistiamo grazie alla sintropia e moriamo per effetto dell'entropia.
Un ciclo perenne di nascità e distruzione, bianco e nero, yin e yang, ordine e caos che si alternano e si bilanciano nell'eterno mutare e rinascere del tempo.

di Gandolfo Dominici

domenica 19 febbraio 2012

La gnosi del labirinto

"Ciò che è fuori di te è una proiezione di ciò che è dentro di te, e ciò che è dentro di te è una proiezione del mondo esterno. Perciò spesso, quando ti addentri nel labirinto che sta fuori di te, finisci col penetrare anche nel tuo labirinto interiore. E in molti casi è un'esperienza pericolosa".

Haruki Murakami - "Kafka sulla spiaggia"

Fuzzy Logic... La logica della scienza del dubbio


La logica fuzzy (o sfocata) deriva dagli studi di Lofti Zahed (1965) ed è stata oggetto di un accurato lavoro di modellizzazione da parte Bart Kosko (1993, 2000).
La logica fuzzy mette in discussione e modifica il concetto di logica binaria o più comunemente logica, secondo il quale i predicati possono assumere solamente due stati vero e falso. Questa logica è alla base del funzionamento dei calcolatori ma chiunque può valutare quanto possa essere imprecisa e non aderente alla realtà che vanta molteplici sfaccettature non considerate o meglio approssimate con questa lettura. Nel mondo reale tutto è questione di misura, non esiste solo il bianco o il nero, ci sono anche le sfumature. La scienza invece tratta questi chiaroscuri come se fossero bianchi o neri. La dottrina fuzzy ha in certa misura origini filosofiche e forse è per questo motivo che è maggiormente sviluppata ed utilizzata in giappone che nel mondo occidentale.
Il ragionamento fuzzy ha a che fare con l’approssimazione e non è fisso e preciso, includendo concetti come quello di “verità parziale” in cui il “valore” della verità è inscritto in un intervallo che va dal “completamente vero”al “completamente falso”. 
La logica fuzzy, inoltre, è particolarmente utile a cogliere la realtà multi-livello delle interazioni dei sistemi sociali, perché sostituisce anche il concetto di “appartenenza” di un elemento ad un insieme con quello di “grado di appartenenza”, in cui un elemento può appartenere o non appartenere ad un insieme con diversi livelli di “sfumatura”. Ciò costituisce una rivoluzione concettuale in forte contrasto con la logica convenzionale, dove tutto è binario: si o no, vero o falso, bianco o nero; nella logica fuzzy tutto è invece grigio, con varie tonalità. 
Tutto intorno a noi è in mutamento, le cose cambiano la loro identità cambia. L'universo si sviluppa come un fiume che scorre. Possiamo identificare ogni cosa con un'etichetta il più precisa possibile, malgrado i nostri sforzi queste diverranno imprecise mentre le cose cambiano. Si pensi all'ornitorinco e a come abbia creato un paradosso per gli etologi non trovando alcuna classificazione esatta tra quelle fino ad allora conosciute (è un mammifero? un uccello? un oviparo?...).
La "precisione" scientifica non è altro in realtà che una approssimazione di quei contorni sfumati delle cose che non possono essere spiegati dai ì predicati della logica classica. Dunque, la scienza ha contribuito a creare un mondo apparentemente  preciso e regolato, ma che in realtà è una mera costruzione mentale che per "semplificare" ha approssimato o trascurato alcuni concetti.
L'errata convinzione che le cose possano essere solo "zero" o "uno" muove fin dall'antichità, dalla logica binaria di Aristotele che si riduce ad asserire A o Non-A. 
Heisenberg dimostrò come non tutti gli enunciati della fisica siano necessariamente veri o falsi. Bertrand Russell scopri il paradosso del mentitore di creta: Un cretese afferma che tutti i cretesi mentono, egli mente? Solo con la logica fuzzy si può uscire dal paradosso. 
Anche Einstein aveva tratto le sue considerazioni sul chiaroscuro della logica fuzzy:
"Nella misura in cui le leggi della matematica si riferiscono alla realtà non sono certe. E nella misura in cui sono certe, non si riferiscono alla realtà".
Bart Kosko chiamò tutto questo "il problema della non-corrispondenza": il problema è in chiaroscuro ma la scienza contempla solo il bianco o il nero assoluti. Essa si esprime in termini di zero o uno ma la verità sta nel mezzo.
La scienza descrive il mondo attraverso degli enunciati che non sono totalmente veri o totalmente falsi, non sono bivalenti ma polivalenti, la loro verità è nella via di mezzo, nel chiaroscuro "sfuocato" o fuzzy. Le convinzioni scientifiche possono essere fatte crollare da una nuova esperienza, una nuova misurazione, un nuovo punto di vista.
Le leggi della scienza non sono dunque "leggi assolute" o meglio, non lo sono nell'accezione di leggi logiche come 1+1=2. Queste leggi fissano semplicemente le osservazioni eseguite in tempi vicini nell'angolo di universo a noi conosciuto. 
Le leggi della scienza sono "leggi del dubbio". 

di Gandolfo Dominici

Riferimenti:

  • Kosko, B. (1993). Fuzzy thinking: the new science of fuzzy logic. Hyperion
  • Kosko B. (2000). Heaven in a Chip: Fuzzy Visions of Society and Science in the Digital Age. Three Rivers Press.
  • Licata I. (2008). La logica aperta della mente. Codice Edizioni.
  • Zadeh, L. (1965). “Fuzzy sets”. Information and Control, 8: 338–353.
  • http://www.ce.unipr.it/people/bianchi/Research/ProgettoFuzzy/home.html

Lo specchio rotto della verità

"La verità era uno specchio che cadendo si ruppe.
Ciascuno ne prese un pezzo
e vedendo riflessa in esso la propria immagine
credette di possedere l’intera verità."


(Jalal al-Din Rumi)

Il poligono dell'intelletto

“…L’intelletto, dunque, che non è la verità, non comprende mai la verità in modo così preciso da non poterla comprendere (poi ancora) più precisamente, all’infinito, perché sta alla verità come il poligono sta al cerchio. Quanti più angoli avrà il poligono inscritto, tanto più sarà simile al cerchio; tuttavia non sarà mai uguale ad esso, anche se avremo moltiplicato i suoi angoli all’infinito, a meno che non si risolva con l’identità con il circolo.”
 Nicola Cusano – La dotta ignoranza, I-IV

sabato 11 febbraio 2012

L'idea di Università

"Un'istruzione universitaria è il grande mezzo ordinario verso un grande fine ordinario; essa ha lo scopo di elevare il tono intellettuale della società [...] è l'istruzione che dà ad un uomo una visione chiara e cosciente delle sue proprie opinioni e dei suoi propri giudizi, la verità per svilupparli, l'eloquenza per esprimerli e la forza per affermarli.
[...] una formazione liberale non riguarda ciò che gli studenti imparano o quali abilità acquisiscono ma la prospettiva che, grazie alla propria conoscenza, essi possono avere della più ampia mappa della comprensione umana."

“A university training is the great ordinary means to a great but ordinary end; it aims at raising the intellectual tone of society…It is the education which gives a man a clear conscious view of his own opinions and judgments, a truth in developing them, an eloquence in expressing them and a force in urging them.
[...] a liberal education is not about what students learn or what skills they acquire but “the perspective they have on the place of their knowledge in a wider map of human understanding”

John Henry Newman - The idea of a University
http://www.newmanreader.org/works/idea/

lunedì 16 gennaio 2012

Il traduttore invisibile

 Sicuramente la maggior parte di noi non mente né finge quando, senza sapere il greco, si lascia trasportare dall’entusiasmo per Omero, oppure con una conoscenza profana del latino ha il culto di Orazio e di Catullo. Non mentiamo ne fingiamo: presentiamo. E questo presentimento, frutto di   non so quale insieme di intuizione, suggestione e oscura comprensione, è una specie di traduttore invisibile, che accompagna da un’éra all’altra e rende universale, come la musica, l’arte espressa attraverso la lingua, questo prodotto di Babele con la cui rovina l’uomo è caduto per la seconda volta.  
Quanto c’e di più alto in questo mondo parla, che lo si voglia o meno, un linguaggio simbolico, capito da pochi con la vera chiave ermetica, l’intelligenza, e dai più con l’istinto che bisogna capire, cioè con l’intuizione. I primi sono,  nel caso dell’opera letteraria, coloro che conoscono la lingua in cui l’opera é scritta, perché è la loro madrelingua; gli altri quelli che non la conoscono altrettanto bene o non la conoscono affatto, ma che, pur non conoscendo la lingua, sono tuttavia in grado di capire l’opera. Ma c’e di più, e di più strano. Possiamo, per  intuizione o con quel che sia, figurarci l’anima e la vita di un’opera poetica di cui non sappiamo niente, o di cui, nella migliore delle ipotesi, conosciamo solo una versione in prosa, che è un’altra forma, più complessa, dello stesso niente. Molti di noi, pero, si figurano con discreto esito l’anima e la vita di opere che non hanno mai letto grazie a vaghe reminiscenze  di riferimenti, a oscure e casuali allusioni; e lo stesso vale per opere, sempre in lingua straniera, di cui non esiste, o perlomeno non abbiamo mai letto, nessuna traduzione. Qui il, traduttore invisibile opera invisibilmente. Non ci muoviamo più per intuizione: indoviniamo.  E’ come se ci fosse in noi una parte superiore dell’anima che per natura conoscesse tutte le lingue e avesse letto tutte le opere.In fin dei conti, che cos’è un’opera letteraria se non la proiezione in linguaggio di uno stato dello spirito, o di un’anima umana? E quest’opera è il simbolo vivente dell’anima che l’ha scritta, o del momento in cui quest’anima  - una piccola anima contingente - l’ha proiettata. Perché non dovrebbe esserci una comunicazione occulta da anima ad anima, un comprendersi senza parole, mediante il quale indoviniamo l’ombra visibile attraverso la conoscenza del corpo invisibile che la proietta, e comprendiamo il simbolo, non per esperienza diretta, ma perché conosciamo ciò di cui é simbolo?[…]Chissà […] se non siamo, oggi, noi stessi traduttori invisibili, signori inconsapevoli delle opere che devono ancora nascere nel corso futuro del mondo?
Fernando Pessoa

sabato 14 gennaio 2012

Una realtà per ciascuno di un'unica realtà

Ognuno di noi ha un universo a sé, ma è lo stesso universo per ognuno qualora includa tutte le possibili esperienze. Ciò implica l'estensione della coscienza fino ad includere tutte le altre coscienze.
Nel nostro attuale stato, l'oggetto che vedi non è mai lo stesso di quello che io vedo; noi deduciamo che sia lo stesso a causa la tua esperienza coincide con la mia in cosi tanti punti che l'effettiva differenza della nostra osservazione è irrilevante. Per esempio, se un amico cammina in mezzo a noi, tu vedi soltanto il suo lato sinistro, io quello destro, ma siamo d'accordo che si tratta dello stesso uomo, sebbene vi siano delle differenze non solo riguardo a ciò che vediamo del suo corpo ma anche a ciò che pensiamo delle sue qualità. Questa convinzione di identità si rafforza se lo vediamo più spesso e iniziamo a conoscerlo meglio. Tuttavia ogni volta nessuno di noi due può sapere nulla di lui al di là della impressione generale creata dalle nostre rispettive menti.


"Each one of us has thus an universe of his own, but it is the same universe for each one as soon as it includes all possible experience. This implies the extension of consciousness to include all other consciousness. In our present stage, the object that you see is never the same as the one that I see; we infer that it is the same because your experience tallies with mine on so many points that the actual differences of our observation are negligible. For instance, if a friend is walking between us, you see only his left side, I his right; but we agree that it is the same man, although we may differ not only as to what we may see of his body but as to what we know of his qualities. This conviction of identity grows stronger as we see him more often and get to know him better. Yet all the time neither of us can know anything of him at all beyond the total impression made on our respective minds."

Alister Crowley - Liber Al vel Legis

giovedì 22 dicembre 2011

CONOSCERE L'UOMO E IL COSMO



"L’uomo, per esempio, è in rapporto con tutto ciò che conosce. Ha bisogno dello spazio che lo contenga, del tempo per durare, del moto per vivere, di elementi che lo compongano, di calore e di alimenti per nutrirsi, di aria per respirare; vede la luce, sente i corpi; insomma, ogni cosa è in relazione con lui. Quindi per conoscere1’uomo bisogna sapere perché mai ha bisogno di aria per sussistere; e per conoscere l’aria bisogna sapere perché questa è in rapporto con la vita dell’uomo, ecc. La fiamma non é possibile senza aria; quindi per conoscere 1’una bisogna conoscere l’altra.

Dunque, poiché tutte le cose sono causate e causanti, aiutate e adiuvanti, mediate e immediate, e tutte sono legate da un vincolo naturale e insensibile che unisce le più lontane e le più disparate, ritengo che sia impossibile conoscere le parti senza conoscere il tutto, cosi come é impossibile conoscere il tutto senza conoscere nei loro particolari le parti."
       Blaise Pascal - Pensieri

domenica 11 dicembre 2011

COMPLESSITA' E PERFEZIONE


"[...] sono convinto che l'essenza dell'ordine consista nella perfetta armonizzazione delle parti in vista dei fini del tutto, sicchè il più complesso coincide con il più perfetto, ma credo anche che questa stessa complessità sia il prodotto della combinazione di alcune idee fondamentali che compongono il pensiero dell'Essere Supremo.Sono incline a ritenere che la perfezione dell'universo esistente sia in costante aumento, in quanto si può dire che il tutto sia in espansione e divenga sempre più complesso ed esteso [...]"
Frater Achad (Charles Stansfeld Jones - 1886 -1950)

mercoledì 30 novembre 2011

La Kabbalah come guida

 "La Kabbalah è una guida sicura alla comprensione tanto dell'Universo, quanto del proprio Sè. L'Uomo è un universo in miniatura, che riassume in sè le diverse componenti di quel macrocosmo in rapporto al quale è microcosmo. Nell'Albero della Vita troviamo al contempo la mappa simbolica sia dell'Universo nei suoi aspetti macroscopici che della sua copia su scala ridotta, l'Uomo. La Tragedia dell'Uomo civilizzato è quella di essere stato " diseredato " della consapevolezza degli istinti che gli sono propri. La Kabbalah può aiutarlo a conseguire la comprensione e l'intendimento necessari per ricongiungersi alle fonti originarie, sicchè, invece di essere in balia di forze delle quali ignora la natura, egli possa imbrigliare per usarlo coscientemente quello stesso potere che guida il piccione viaggiatore, insegna al castoro a costruire una diga e costringe i pianeti nelle orbite prescritte."


I. Regardie

sabato 26 novembre 2011

L'Uomo, la politica, la conoscenza e la libertà

Stralcio del dialogo tra lo Stratega ed un anziano ufficiale (Luigi Pruneti - Memeorie di Atlantide - Le Lettere , 2005 , pp. 67-68)

[...] L'anziano soldato s'interruppe, poi ricominciò, quasi parlando a se stesso:
- Strano essere è l'uomo, spesso accetta la miseria e il dolore in cambio di un niente. Cosa è, infatti, questo bene che difendono con le unghie e coi denti se non il rifiutare un diverso padrone? Sono forse le nostre leggi più ingiuste delle loro e quale differenza vi è nel mutare esattore? Perchè proteggere l'altrui privilegio? Che cambia per l'allevatore ramingo attanagliato dalla fame, per l'agricoltore piagato dalla fatica?
L'altro [lo Stratega] corrugò la fronten dicendo:
- Importante è il credere, non l'essere, e ovunque è così. E' forse più libero il nostro popolo di quanto non lo fosse questo? I bifolchi si rompono la schiena da mane a sera per vivere un'esistenza stentata e si pensano liberi. Si prostrano e si umiliano ma, quando si recano in Assemblea generale per leggere i magistrati, sciorinano orgoglio e coraggio. Illusi! Blandizie e false promesse li domano, ascoltano rapiti le parole dell'abile incantatore e tornano ai loro tuguri convinti di aver scelto, senza vedere i fili che guidano ogni loro atto. Se, invece, trovano chi con onestà espone progetti fattibili, lo guardano con malcelato sospetto per poi negargli ogni appoggio. Garantisci, rassicura, vantati e sarai rispettato e onorato. Regala il sogno, nascondi il vero e la turba ti seguirà come il gregge il pastore.
- Ciò che dici 
Soggiunse l'altro.
- è vero, purtroppo. Ho visto mediocri ciurmatori, abili solo nei banchetti, infiammare le folle. Più erano modesti, scontati, banali, più ricevevano plausi, quasi che il volgo apprezzasse quel niente che gli stava davanti, sentendolo proprio... Ordunque, solo chi è in alto sceglie ed è, pertanto, libero.
Lo Stratega sembrò riflettere un attimo, poi rispose:
- Non credere... anche chi detiene il comando è un servo, giacché è prigioniero dell'apparenza. il dovere di essere gradito ed amato si rivela un tiranno implacabile. Il sembrare ciò che gli altri desiderano ti costringe in una cella angusta; è l'immagine che conta, non l'essenza e al simulacro devi restar fedele. Alla fine ti immedesimi talmente nel ruolo da smarrire la realtà. Vivi in un mondo fittizio di cui sei schiavo senza saperlo; la tua dimora è un antro di miraggi e di ombre che stolti e adulatori rendono ai tuoi ciechi occhi ancor più saldo e convincente.
[...]

Poi all'improvviso l'anziano riprese:
- Dobbiamo concludere che la libertà non ci appartiene. forse solo la fiera solitaria la possiede. Caccia nelle selve, seguendo la propria natura, e quando le forze l'abbandonano, senza compromessi, muore. L'uomo, che nel numero vede la valenza, smarrisce se stesso e si pasce di illusioni e di servaggio.
Rispose lo Stratega:
- Libero è solo colui che conosce. Come può, infatti, scegliere e decidere chi non sa? Se realtà ed apparenza, menzogna e verità, leggenda e storia sono per lui identici, come potrà separare il frutto dalla foglia? Come riuscirà a distinguere la parola del saggio da quella dell'imbonitore? La verità è, però, una bacca celata nel folto di un roveto. Per spiccarla dal ramo dal ramo bisogna volerla con forza, cercarla in boschi fitti e solitari, tentare vie diverse, soffrire per spire e rovi. Quanto è più facile acquistare drupe variopinte da un sorridente mercante! Perché aggirarsi in lande sconosciute, solo e fra il sospetto dei più, quando puoi avere il rassicurante abbraccio della folla e nasconderti nell'opinione comunemente accettata? Confondersi con gli altri avventori ed insieme, nel gruppo, illudersi che la polpa sia nutriente e sapida, questa è la generale aspirazione.
Si fermò un attimo, quindi concluse veemente:
- Sappi che conoscenza e libertà sono una lega compatta alla quale molti dicono di aspirare, ma che pochi, in realtà, desiderano e, quando si pongono sulla sua via e la vedono erta, subito l'abbandonano preferendo la catena dell'ignoranza e il giogo della menzogna

domenica 20 novembre 2011

La Cattedrale della Scienza


Le teorie sono opere d'arte, però criticabili oggettivamente e questo fatto rende possibile progredire, progredire in senso oggettivo; tutti diamo il nostro contributo all'edificio della conoscenza oggettiva, come artigiani che costruiscono una cattedrale e tutto questo fa parte della grande avventura della vita.
KARL POPPER

domenica 30 ottobre 2011

LA LAUREA PEZZO DI CARTA CHE GARANTISCE LA MISERIA

Come è ormai evidente a chiunque abbia a che fare con il mondo del lavoro e come confermano le statistiche di una ricerca europea della European Foundation for Improvement of Living and Working Conditions intitolata "Shifts in the job structure in Europe during the Great Recession", la laurea ostacola il collocamento nel mondo del lavoro, almeno in Italia.
In Italia il lavoro che più è cresciuto è stato quello di collaboratrice domestica. La perdita di posti di lavoro in Italia è dovuta principalmente ai tagli nella pubblica amministrazione e nell'istruzione.
L'Italia è anche l'unico stato membro in cui tutti i posti di lavoro "professionali" sono in declino. A livello cumulato questa perdita di posti di lavoro ammonta a circa 500.000 posti - equivalente alla perdita netta del mercato del lavoro italiano nel biennio.
Ciò configura una sentiero distinto rispetto a quello degli altri Stati Membri, dove le perdite di posti di lavoro si sono concentrate ai livelli più bassi di occupazione e salari.

E' chiaro dunque che la laurea oggi non serve a nulla, anzi è qualcosa che fa perdere tempo.
Il laureato si trova a 21-28 anni con un pezzo di carta che attesta conoscenze che sono considerate assolutamente inuitili dal mondo del lavoro, che cerca invece manodopera a bassa qualifica e non sa cosa farsene della conoscenza dei cosiddetti "knowledge workers".
I giovani neolaureati si trovano di fronte all'evidenza: che per il poco di conoscenza richiesta nell'economia attuale, per un posto che richiede conoscenza ci sono centinaia di candidati e che data la sovrabbondanza di offerta quell'ambito posto è sottopagato.
Con la crisi poi i dati statistici (oltre che l'esperienza diretta penso di chiunque abbia a che fare con il mondo del lavoro e le imprese) dimostrano che la situazione per i "knowledge workers" è ulteriormente peggiorata con tassi di disoccupazione e di licenziamento in crescita se paragonati a quelli dei lavoratori dequalificati...
Quando sono in commissione di laurea ai neolaureati si usa ancora fare i complimenti ... in realtà e in tutta sincerità io sento di volere fare loro le condoglianze...
Non capisco per cosa dovrebbero essere i complimenti dato lo scenario disastroso in cui si troveranno a partire dal giorno dopo.
Chi studia lo faccia per amore di conoscenza, con o senza l'università. Il pezzo di carta non serve a chi ama la conoscenza e non serve a trovare lavoro.
di Gandolfo Dominici

sabato 15 ottobre 2011

IL NON-VALORE DELLA CONOSCENZA IN ITALIA

 "Pensando al futuro di mio figlio, sono giunto ad una triste conclusione.
IN ITALIA NON C'E' DOMANDA DI CONOSCENZA.
All'università insegniamo cose che la società, il mercato, le imprese non richiedono.
In Italia c'è domanda di ragionieri e non di commercialisti, di geometri e non di architetti, di idraulici, mastri, elettricisti e non di ingegneri idraulici, edili ed elettronici...Questa è la triste verità, confermata dai fatti, e chi si illude del contrario si trova a cozzare con la realtà prima o poi."
di Gandolfo Dominici