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lunedì 16 giugno 2014

La razza spirituale

Una sintesi tratta dal più controverso libro di Julius Evola "Sintesi di dottrina della razza" per le cui idee fu ingiustamente arrestato per apologia del fascismo, accusa dalla quale fu assolto con formula piena nel 1951.
Il "razzismo" di Evola nulla ha a che vedere con le teorie genetiste e materialiste del Lombroso prima e del nazismo poi.
Quello di Evola è il razzismo dello spirito, delle differenze innate di ordine superiore (come in Jung) e della responsabilità personale contro il modernismo positivista dell'illuminismo che in nome di una presunta eguaglianza cancella le differenze rendendo l'uomo un numero le cui azioni sono determinate dal contesto esterno anziché dalle virtù interne.
La seguente sintesi illustra brevemente il concetto di razza dello spirito come caratteristica e responsabilità che con forza dirompente si scaglia contro i dogmi della modernità.


Le condizioni esterne possono, sì, propiziare o ostacolare lo sviluppo delle disposizioni innate, ma nessuna forza dell'ambiente, nessuna forza agente dall'esterno, sia essa di natura materiale o morale, è capace di trasformare la più intima essenza dell'uomo. 
Il caso estremo è quello in cui le condizioni esterne vadano a determinare una differente forma di apparire di un dato tipo: forma che però scompare quando le condizioni normali siano ripristinate.  Ma se cosi stanno le cose, il valore di ciascuno, sia nel bene che nel male, lungi dall'esser l'effetto di un ambiente buono o cattivo, procede da qualità ereditate correlative ad un dato sangue e ad una data razza e poi, più in particolare, alle specificazioni che l'uno e l'altra subiscono nelle diramazioni che conducono fino al singolo. Le conseguenze di tale nuovo punto di viste nel campo pedagogico, sociale e anche giuridico sono cosi palesi, che qui è inutile sottolinearle. 
E questa è la via che, se intelligentemente seguita, può condurre ad un pieno superamento di molti miti ancora vigenti e a molte utopie della mentalità democratica, con conferma dei valori della personalità; questi valori, infatti, svaporano dovunque non si possa parlare di una responsabilità, di una natura propria, di un interno destino. 
Abbiamo detto «se intelligentemente seguita», poiché anche qui l'esperienza ci mostra che i razzisti, quando mancano di adeguati principii d'ordine tradizionale, possono finire in svolte pericolose. Tale è il caso quando, per via di una assunzione scientista delle leggi dell'eredità e di una interpretazione quanto mai unilaterale e materialistica dell'eredità stessa, all'azione meccanica dell'ambiente si va a sostituire il fatalismo dell'eredità, le "vittime dell'ambiente" facendo posto alle vittime o ai gratuiti eredi di determinismi atavici retrocedenti nell'oscurità dei tempi.

 Razzista, a suo modo, a questa stregua, sarebbe stato già l'ebreo Lombroso, con la sua nota teoria del delinquente nato irresponsabile perché esemplare superstite di una razza o tipo biologicamente ben definibile atavicamente spinto ad azioni criminali. [...]
Qui ci limitiamo a dire che il concetto di eredità è sì naturalmente inseparabile da quello di razza e che la concezione moderna delle qualità razziali non è, come nella vecchia antropologia, quella di caratteristiche astratte tipiche per un dato gruppo numerico di individui, ma quella di caratteristiche ereditarie; purtuttavia razza ed eredità non sono da concepirsi come determinismi naturalistici, ma — essenzialmente — come forze, come potenzialità, come energie formatrici dall'interno e, in una certa misura, perfino dall'alto.
Julius Evola "Sintesi della Dottrina della Razza" - 1978 (I ed. 1941) - AR, pp. 24-25

mercoledì 12 febbraio 2014

La confutazione dell'idealismo di G.E. Moore- 1903


Quale motivo abbiamo per supporre che esista qualcosa ‹in corrispondenza› alle nostre sensazioni? 
Ovvero: qual motivo abbiamo per supporre che le cose materiali ‹non› esistano dato che la ‹loro› esistenza ha la stessa evidenza delle nostre sensazioni? 
‹Può darsi› che non sia vero che esistano tutte e due; ma se è una ragione per mettere in dubbio l’esistenza della materia il fatto che essa sia un aspetto inseparabile della nostra esperienza, lo stesso ragionamento servirà a provare con certezza che nemmeno la nostra esperienza esiste, dato che quella deve a sua volta essere un aspetto inseparabile della nostra esperienza di ‹essa›. 
La sola alternativa ‹ragionevole› all’ammissione che la materia esista ‹al pari› dello spirito è l’assoluto scetticismo, cioè che è tanto probabile quanto no che ‹nulla› affatto esista. 
Tutte le altre supposizioni – quella degli agnostici, che in ogni caso qualche cosa esista, come quella degli idealisti, che esista solo lo spirito – sono, se non abbiamo motivo per credere alla materia, altrettanto infondate quanto le più grossolane superstizioni.
 THE REFUTATION OF IDEALISM - G. E. Moore -1903 - http://www.ditext.com/moore/refute.html

lunedì 6 gennaio 2014

Qualcuno deve gridare che costruiremo le Piramidi!


Nostalghia di Tarkovskij

"Quale antenato parla in me?  
Io non posso vivere contemporaneamente nella mia testa e nel mio corpo. Per questo non riesco ad essere una sola persona. Sono capace di sentirmi un’infinità di cose contemporaneamente. Il male vero del nostro tempo è che non ci sono più i grandi Maestri.  
La strada del nostro cuore è coperta d’ombra; bisogna ascoltare le voci che sembrano inutili; bisogna che dai cervelli occupati dalle lunghe tubature delle fogne e dai muri delle scuole, dagli asfalti e dalle pratiche assistenziali, entri il ronzio degli insetti. Bisogna riempire gli orecchi e gli occhi di tutti noi, di cose che siano all’inizio di un grande sogno. 
Qualcuno deve gridare che costruiremo le Piramidi. 
Non importa se poi non le costruiremo. Bisogna alimentare il desiderio. Dobbiamo tirare l’Anima da tutte le parti come se fosse un lenzuolo dilatabile all'infinito. 
Se volete che il mondo vada avanti dobbiamo tenerci per mano.  
Ci dobbiamo mescolare i cosiddetti sani e i cosiddetti ammalati. 
Ehi, voi sani, che cosa significa la vostra salute? 
Tutti gli occhi dell’umanità stanno guardando il burrone dove stiamo tutti precipitando.  
La Libertà non ci serve se voi non avete il coraggio di guardarci in faccia, di mangiare con noi, di bere con noi, di dormire con noi. Sono proprio i cosiddetti sani che hanno portato il mondo sull'orlo della catastrofe.  
Uomo ascolta in te ACQUA, FUOCO e poi la cenere, le ossa dentro la cenere... Le ossa e la cenere"

Storia della Morte nei Tarocchi

Storia della Morte dei Tarocchi (Tarocchi Raide-Waite)


Il Matto, avendo lasciato l'albero a cui era appeso, si muove con cautela in un maggese. L'aria è fredda gli alberi spogli. Sa di avere iniziato il suo viaggio spirituale con serietà, ma si sente stranamente vuoto e triste, come se avesse perso qualcosa. 

Davanti a se scorge, sorgere con il sole, uno scheletro in armatura nera che cavalca un cavallo bianco. Lo riconosce come la Morte. 

Quando questa si ferma dinanzi a lui, egli domanda umilmente: 
"Sono morto?" 
E lo scheletro risponde 
"Si in un certo senso. Tu hai sacrificato il tuo vecchio mondo, il tuo vecchio te stesso. Entrambi sono morti."

Il Matto non riesce a trattenere il pianto 
"Perdonami" 
dice imbarazzato dalle sue lacrime. 

"Non c'è nulla da perdonare." 
Risponde la Morte 
"La tristezza è naturale e devi affrontare la tua perdita prima di potere accettare qualcosa di nuovo. Mettiti in testa, comunque, che le foglie vecchie devono seccarsi e volare via dai rami dell'albero, lasciandolo spoglio, prima che possano apparire nuove foglie verdi".

Non appena la Morte cavalca via, il Matto vede la verità nelle sue parole. Anche lui si sente come uno scheletro, spoglio di tutto. 
Questo, ora comprende, è come ogni grande trasformazione ha inizio, rimuovendo tutto fino all'osso così che qualcosa di nuovo possa crescere.

sabato 19 ottobre 2013

Capi e liberti

Capi - esseri che spicchino non per violenza, non per oro, non per abilità di sfruttatori di schiavi, ma invece per irreducibili qualità di vita - non ve ne sono. 
[...]
La razza dei Signori se non è già scomparsa, vi tende, e tutto procede in un crescendo di livellamento precipitato verso la vita più materiale. Le cosiddette "classi superiori" o "dirigenti" di oggi non sono tali che per ironia: i grandi capi dell'organizzazione finanziaria mondiale così come i tecnici, gli industriali, i funzionari, ecc. non rappresentano nulla più che quei liberti, che i signori di un tempo delegavano alla razionale utilizzazione dei servi. Uno stesso giogo li accomuna alla immensa, sorda turba automatizzata degli operai, degli impiegati, e al di sopra di essa non hanno respiro: schiavi e liberti direttori di schiavi - e, al di sopra, nessuno - questa è la terribile verità dei "civilizzati"!
Da Imperialismo Pagano di Julius Evola - 1928

domenica 29 settembre 2013

La nascita della filosofia


"La philosophie, c'est la réflexion aboutissant à reconnaitre sa propre insuffisance et la nécessité d'une action absolue partant du dedans."
---
"La filosofia è la riflessione che conduce a riconoscere la propria insufficienza e la necessità di un'azione assoluta che parta dall'interno."

J. Lagneau - Revue de Mataphisique et de Morale, 1898, p. 127

domenica 22 settembre 2013

Risvegli

“Io nacqui ogni mattina 
ogni mio risveglio 
fu come un’improvvisa 
nascita alla luce. 
… Dove giacqui, rinacqui...” 
[Gabriele D'Annunzio in: Maja, I risvegli]

Camminare nel bosco

“… Camminare tra le creature vegetali … 
sorprenderne il pensiero occulto e 
indovinare il sentimento muto che regna 
sotto le scorze … contemplare … la 
natura con tale continuità da giungere a 
riprodurre in me il palpito … di tutto ciò 
che è creato … Non è questa, forse, una 
vita superiore? …” 
[Gabriele D'Annunzio ne: Il trionfo della morte] 

mercoledì 4 settembre 2013

NATURALE E SOPRANNATURALE, REALE ED IRREALE...


Comunemente pensiamo che il naturale sia reale e il soprannaturale sia irreale... questo può essere vero, ma non sempre...
Solitamente definiamo Naturale è ciò che noi comunemente percepiamo e capiamo... mentre soprannaturale definiamo ciò che 'normalmente' non percepiamo e non capiamo... ma noi non percepiamo e non capiamo tutto il reale... dunque potremmo definire soprannaturale anche ciò che è reale ma è al di fuori del campo della nostra percezione e comprensione.
G.D. 

domenica 18 agosto 2013

I Tre Monaci verso il Cielo.

Un eremita una notte ebbe in sogno una visione. 
Gli sembrò di stare vicino ad un grande mare, dalla riva del quale, come egli guardò, un monaco si alzò in aria con potenti ali e volò in alto verso una riva lontana e quasi invisibile. 
Mentre l’eremita si meravigliava di questo fatto, si alzò un secondo monaco, ma con ali più deboli, così che riuscì a sollevarsi solo di poco sopra le onde, e solo dopo una lunga fatica e molto pericolo, alla fine arrivò dall'altra parte. 
Tuttavia, mentre egli ancora guardava, si alzò un terzo monaco, ma con un volo talmente debole che cadde più volte in mare, sfuggendo all'annegamento soltanto con grande sforzo. 
Ma alla fine, contro ogni probabilità, anche questo monaco raggiunse la riva lontana.
Dopo molto pensare l’eremita andò dal suo superiore e gli raccontò la sua visione. Il superiore diede questa interpretazione:
Il primo monaco che hai visto è colui che aspira al Cielo in questo nostro tempo: è relativamente facile; 
il secondo monaco rappresenta quelli che affronteranno questo compito in un tempo posteriore al nostro; sarà molto più difficile; 
il terzo monaco è uno che cerca di arrivare al Cielo in un futuro molto lontano, quando sarà quasi impossibile. 
Sii lieto di vivere nel nostro tempo, ma non dimenticare questo:
Lo sforzo del terzo monaco è più importante di tutto il resto.

lunedì 12 agosto 2013

C'È BISOGNO DELL'AMANTE!

"The Summoning of the Muse" di A. Andrew Gonzalez

C'È BISOGNO DELL'AMANTE!

Questa affermazione, in un primo momento, può sembrare rozza ... ma non è detto che lo sia.
Che vuol dire Amante? 
L'Amante è chi o ciò che ispira la Passione.
L'Amante è chi o ciò che occupa i nostri pensieri prima di addormentarci ed al nostro risveglio, e che talvolta non ci fa dormire. 
L'Amante conferisce un significato ed un motivo alla vita, distogliendoci dalla banalità e futilità della monotonia.
Volere ed Amare danno un senso all'esistenza. 
Senza Passione non siamo nulla e non diventiamo nulla. 
Senza l'Amante il nostro percorso non può proseguire perché senza il Fuoco della Passione il motore dell'anima umana si ferma.
A volte l' Amante è il nostro partner, altre volte una persona che non è il nostro coniuge. 
Altre volte ancora può non essere una persona ma una attività che porta a trascendere verso la realizzazione spirituale come: la ricerca scientifica, la letteratura, la musica, lo sport, il lavoro; oppure una persona che diviene musa ispiratrice di tali attività. 
In ogni caso, L'Amante è "qualcuno" o "qualcosa" che ci fa amare la vita ed il nostro percorso e ci consente di proseguirlo con Passione.  
Senza l'Amante non ci può essere Passione; senza Passione il percorso diventa pesante e subentra la paura di proseguire. 
Senza l'Amante l'Oggi ed Ora diventa Domani e Dopo... la mancanza di Passione diventa inedia ed angoscia e il cammino rallenta per poi fermarsi. 
La relazione tra gli Amanti non è immediata e semplice, questa è una variopinta amalgama di bellezza e dubbio, fugacità ed eternità, aspro e dolce. Sono le nozze alchemiche di diversità e opposti di Sole e Luna di Eros ed Agape. Questa è un'unione fatta spesso di incertezze, se queste incertezze non prevalgono allora si ottiene l' ispirazione. 
L'unione con l'Amante porta ispirazione ed intuizione quale frutto di unione tra le contraddizioni. 
Volere ed Amare... o meglio forse dire: Volere è Amare.
Dobbiamo dedicare  affetto e dedizione a tutto ciò che facciamo. 
Una vita senza Amante è una vita senza Passione e senza Passione non c'è Vera Vita.
L'Amante ci fa sposare con la vita!
G.D.


sabato 10 agosto 2013

Purificazione Estiva

Amo la pioggia estiva... 

è un archetipo di purificazione... 

un battesimo della Terra da parte del Cielo... 

verso una nuova iniziazione.

G.D.

venerdì 9 agosto 2013

LO SCETTRO E IL GLOBO


LO SCETTRO E IL GLOBO.
Il potere regale ha come emblema lo scettro e il globo.
Quando un personaggio viene rappresentato con uno scettro nella mano destra e un globo in quella sinistra, ciò indica che si tratta di un personaggio regale.
Lo scettro e il globo simboleggiano l’attività dei due principi: maschile e femminile.
Il principio maschile è sempre rappresentato da una linea retta (scettro, caduceo,  lancia, spada, pilastro, albero, etc. ) e dalla mano destra.
Il principio femminile è invece rappresentato da linee curve (qualsiasi oggetto cavo o arrotondato: sfera, vaso, coppa, grotta, etc.) e dalla mano sinistra.
L’atto di tenere lo scettro e il globo sta a significare che si comprendono i due principi e che si sa "operare" con essi.

venerdì 10 maggio 2013

Il percorso iniziatico del "Labirinto del Fauno"


"Il Labirinto del Fauno" (titolo originale "El laberinto del fauno") scritto e diretto da Guillermo del Torro,  è un film con profondi significati che racconta la storia di una ragazzina (Ofelia) in fuga dalla crudeltà del franchismo spagnolo. Sia la storia in se che l'ambientazione e le scene sono ricche di simboli archetipi che forniscono diversi livelli di lettura "per chi ha orecchie". 
Il percorso iniziatico di illuminazione comincia con un misterioso monumento che rappresenta un fauno privo di un occhio. Ofelia trova l'occhio mancante e lo mette al suo posto. Un fatina volante allora appare ... il percorso può avere inizio... ora ha "occhi per vedere" le verità nascoste. L'importanza dell'occhio come simbolo archetipo è alquanto ovvia e ben descritta dal mito di Horus a cui Toth restituisce l'occhio. Mentre l'occhio destro può essere associato alla percezione maschile e concreta, quello sinistro, femminile, percepisce il mondo spirituale. Restituendo l'occhio alla statua, Ofelia bilancia i due aspetti rendendo possibile l'inizio della trasmutazione. 

Per andare avanti nel suo percorso Ofelia dovrà riuscire ad emanciparsi dal suo patrigno il fascista Capitano Vidal, uomo duro e materialista ossessionato dal tempo e dalle regole materiali. Vidal viene spesso mostrato a regolare e osservare il suo orologio... il tempo (Krono) è la principale limitazione del mondo materiale, da cui Ofelia si dovrà affrancare per procedere verso la trasmutazione spirituale nel suo percorso iniziatico.
Ofelia viene dunque guidata da una fata verso un labirinto dove incontra il Fauno (Pan). 

Il fauno è rappresentato come il dio greco Pan, archetipo di energia naturale, dall'apparenza diabolica (secondo i nostri stereotipi odierni creati dalla Chiesa per contrastare il culto pagano) ma in realtà una guida positiva lungo il percorso iniziatico di Ofelia. 
Il labirinto è luogo archetipo di iniziazione in tutti culti  e le epoche (incluso quello cristiano come testimoniato dalla presenza di tale simbolo nelle cattedrali). Esso rappresenta il peregrinare dell'uomo verso la ricerca del proprio centro (VITRIOL).

Il primo compito che il Fauno assegna a Ofelia è di riprendere una chiave che è stata presa da un rospo gigante che sta succhiando la vita da un antico albero. L'albero ha la forma di un utero, il suo interno è umido. il ritorno all'utero è un chiaro richiamo al principio femminile e alla rinascita iniziatica.

La seconda missione di Ofelia è di recuperare una daga da un mostruoso uomo pallido. L'uomo pallido siede ad un banchetto da cui Ofelia non dovrà mangiare nulla. Nella casa del mostruoso uomo pallido Ofelia vede una rappresentazione dell'uomo che divora dei bambini, chiaro richiamo a Krono (come il patrigno Vidal). L'uomo pallido vede solo mettendo dei bulbi oculari nelle sue mani , a rappresentare che vede solo ciò che tocca. Ofelia recupera la daga ma non resiste alla tentazione e mangia un frutto (che rappresenta il possesso accumulato dall'uomo pallido) , il mostro si sveglia e mette i bulbi oculari sulle sue mani per catturare Ofelia che fugge. 

Il fauno è furioso con Ofelia per avere ceduto alla tentazione del mondo materiale e mette dunque in dubbio la prosecuzione del suo percorso verso l'immortalità. La lascia pertanto nel freddo del mondo reale dove Ofelia vede tormenti, guerra e tristezza. 

Poco dopo la morte della madre di Ofelia il Fauno riappare e le permette di proseguire il suo cammino iniziatico in cambio della sua totale obbedienza. 

Il compito finale di Ofelia è di portare il suo neonato fratellino nel labirinto durante il plenilunio. Ofelia deve dunque rapire il bambino dal padre Vidal, per farlo droga il patrigno e corre verso il labirinto dove il fauno la attende. 
Il fauno chiede a Ofelia di dargli il bambino cosi che lui possa prendere il suo sangue con la daga, ma Ofelia rifiuta. Il Fauno si arrabbia e le ricorda la promessa di totale obbedienza, ma lei ancora rifiuta. a questo punto il capitano Vidal trova Ofelia e la vede parlare da sola (lui non può vedere il fauno), le strappa il figlio e le spara. 
Il sangue di Ofelia cade nel labirinto, portando così a compimento il compito finale richiesto per l'iniziazione: il sacrificio di se stessi.

Mentre il corpo di Ofelia giace per terra nel sangue, lei è anche in un altro mondo sotterraneo con i suoi veri genitori. La sua iniziazione è avvenuta.
Il luogo sotterraneo dove si trova ha la forma di una Vescica Piscis (archetipo della vulva) ingresso verso un nuovo mondo di rinascita. Vi sono tre colonne su cui siedono il Padre, La Madre e dove dovrà sedere lei (Figlio) per completare la trinità.
Il fauno si congratula con Ofelia dicendole che ha fatto bene a proteggere il fratellino sacrificando la propria vita. Infatti il sacrificio è necessario per la rinascita iniziatica. 
Allora Ofelia è nuovamente mostrata insanguinata per terra, lasciando aperta la domanda se ciò sia reale o frutto dell'immaginazione della ragazzina. 

In conclusione il Labirinto del Fauno descrive il percorso di una ragazzina che non è capace di affrontare le difficoltà del mondo reale e fugge in un mondo magico . Questo mondo però non è solo nella fantasia della ragazzina, come si evince ad esempio dalla mandragola che il fauno da ad Ofelia per curare la madre, che guarisce fino a quando non la trova sotto il letto e le getta via... ricadendo dopo poco nella malattia e morendo. 

Una peculiarità di questo percorso è che la trasmutazione di Ofelia avviene nel buio, nella vulva lunare e non nel sole e nella luce. Scendendo all'interno del labirinto per poi trovare l'uscita.

G.D.



domenica 2 dicembre 2012

Sinergia interiore

"Un tutto, che è maggiore della somma delle sue parti, ha qualcosa di interno, qualche interiorità di struttura e funzione, talune specifiche relazioni interne"
"A whole, which is more than the sum of its parts, has something internal, some inwardness of structure and function, some specific inner relations". 

(J. Smuts, 1926)

giovedì 29 novembre 2012

Il fantastico non è l’immaginario


"Il fantastico non è l’immaginario, non sta sulle nuvole, deve essere estratto dalle viscere della terra.La fantasia autentica non è nella fuga verso l’irreale, ma si cala nella realtà profonda come un palombaro. Su scala cosmica solo il fantastico ha possibilità di essere vero".
Teilhard de Chardin

sabato 17 novembre 2012

Il ponte e l'arco

– Ma qual è la pietra che sostiene il ponte? 
chiede Kublai Kan.
– Il ponte non è sostenuto da questa o quella pietra,
risponde Marco, 
– ma dalla linea dell’arco che esse formano.
Kublai Kan rimane silenzioso, riflettendo. Poi soggiunge: 
– Perché mi parli delle pietre? È solo dell’arco che m’importa.
Polo risponde: 
– Senza pietre non c’è arco.

Italo Calvino - Città Invisibili p. 38
http://isites.harvard.edu/fs/docs/icb.topic1008030.files/citta_calvino.pdf


lunedì 5 novembre 2012

Qué es la muerte?


¿Qué es la muerte para el que la mira? 
¿Qué es la muerte para el que la siente? 
Pesadez ignota, incomprensible 
dolor que el egoísmo trae para ése
silencio, paz y nada para éste. 
Sin embargo el uno siente 
que su orgullo se rebela,
que su mente no soporta,
que tras la muerte nada quede,
que tras la muerte esté la muerte. 
El otro, en su paz, en su silencio,
en su majestad inconsciente siente
Nada siente, nada sabe, 
porque la muerte es la muerte 
y tras la muerte está la vida 
que sin la muerte sólo es muerte.

H Maturana, in H. Maturana e F. Varela - Autopoiesis and Cognition.

Traduzione: 
Che cos’è la morte per colui che la guarda? / Che cos’è la morte per colui che la sente? / Angoscia ignota, incomprensibile / Dolore che l’egoismo porta con sé, per l’uno / Silenzio, pace o nulla, per l’altro. / Tuttavia l’uno sente / Che il suo orgoglio si ribella, che la sua mente / Non sopporta che dopo la morte nulla rimanga, / che dopo la morte ci sia solo la morte. / L’altro, nella sua pace, nel suo silenzio / Nella sua incosciente sublimità sente, / nulla sente, nulla sa, / perché la morte è la morte / e dopo la morte c’è la vita / che senza la morte è solo morte.

domenica 21 ottobre 2012

Le decisioni umane

"La principale scoperta psicologica sul ragionamento e sulla decisione è che le persone non sono ricercatori logici senza saperlo, statistici nati, decisori razionali. Il corso preciso dei loro pensieri e delle loro decisioni è determinato da processi complessi non evidenti, che bisogna chiarire. La deduzione del cervello non dipende da processi “sintattici” che seguono regole formali, ma da procedure “semantiche” che mettono in atto modelli mentali. Tali procedure semantiche consistono nel costruire “modelli di premesse”, nel formulare un ridotto numero di ipotesi a partire da questi modelli, e nel testare la loro validità assicurandosi che nessun altro modello di premesse le confuti”
Alain Berthoz- La scienza della decisione – Codice, 2004, p.28