Visualizzazioni totali

venerdì 9 ottobre 2015

AGO ERGO SUM

"AGO ERGO SUM". 
Il desiderio diretto ad uno scopo genera la volontà, la volontà genera l'azione, l'azione dà forma all'attore. 
Desiderio, volontà, azione e attore costituiscono un processo unitario che è l'esistenza. Senza azione l'attore non esiste, ma è sospeso nel limbo del possibile ma non reale.
G.D.

lunedì 28 settembre 2015

Lascia vivere le passioni...


Opporsi alle passioni è non solo inutile ma dannoso. 
Se le allontani dai loro aria e le alimenti, se invece le chiudi nascondendole dentro di te il loro fuoco brucia il tuo ossigeno e ti uccide. 
Lasciale vivere, bruciare e fare il loro corso e loro lasceranno vivere te. 
G.D.

martedì 15 settembre 2015

La Magia di Faust

"FAUST. Filosofia, giurisprudenza, medicina e purtroppo anche teologia ho ormai studiato a fondo, ahimè! con faticoso ardore; ed ora eccomi qui, povero stolto, che ne so quanto prima.
Mi chiamano dottore, anzi professore, e sono già quasi dieci anni che di su, di giù, per diritto e per traverso io meno i miei scolari per il naso; e vedo che proprio nulla ci è dato di sapere! Per poco non ne avrò consunto il cuore!
È vero che ho più senno di tutti gli scipiti dottori, professori, scrivani e preti: io non son tormentato da scrupoli e da dubbi, non ho paura del diavolo e dell'inferno.
 Ma in cambio mi è tolta anche ogni gioia; io non m'illudo di sapere qualcosa di vero, io non m'illudo di poter insegnare qualcosa, per migliorare e convertire gli uomini; io non ho poi né beni, né denaro, né onori, né pompa mondana. Nemmeno un cane potrebbe vivere più a lungo così! Perciò mi son dato alla magia: chissà che per forza e per bocca di uno spirito qualche segreto non mi possa essere svelato, e ch'io non debba più parlare con sudata fatica di quello che non so, e conosca alfine ciò che nell'intimo tiene insieme il mondo, e veda ogni forza creatrice ed ogni seme, e non cavilli più sulle parole."
Johann Wolfgang von Goethe, Urfaust (Il Faust nella sua forma originaria), traduzione di C. Baseggio, UTET, 1955.

lunedì 31 agosto 2015

Sapiosexual

Il "Sapiosexual" non è una nuova moda... fu sperimentato già da Adamo ed Eva quando assaggiarono il frutto della conoscenza e per questo furono cacciati dal finto e noioso giardino dell'Eden per sperimentare il vero significato dell'esistenza.
G.D.

domenica 23 agosto 2015

Il Riccio e la Volpe


“La volpe sa molte cose, ma il riccio ne sa una grande”
 Archiloco, frammento 201, in M. L. West, Iambi et Elegi Graeci, Oxford, 1971

[...] Gli studiosi non si sono trovati d’accordo sulla esatta interpretazione di queste
parole oscure di Archiloco, le quali possono anche semplicemente significare che la volpe con tutta
la sua astuzia, è sconfitta dall'unica difesa di cui il riccio dispone.
 Ma il verso può essere assunto, in senso figurato, a indicare una delle più profonde
differenze che, addirittura, dividono gli esseri umani.
 Esiste infatti un grande divario tra coloro, da una parte, che riferiscono tutto a una
visione centrale, a un sistema più o meno coerente o articolato, con regole che li
guidano a capire, a pensare, a sentire - un principio ispiratore, unico e universale, il
solo che può dare significato a tutto ciò che essi sono e dicono -, e coloro, dall'altra
parte, che perseguono molti fini, spesso disgiunti e contraddittori, magari collegati
soltanto genericamente, non unificati.
 Le persone di questa seconda categoria (volpe) conducono esistenze, compiono
azioni e coltivano idee che sono centrifughe piuttosto che centripete, e il loro pensiero
è disperso o diffuso perché si muove su molti piani, coglie l’essenza di una vasta
varietà di esperienze, senza cercare di inserirli in una visione unitaria, immutabile,
onnicomprensiva, [...]

Isaiah Berlin, La volpe e il riccio, Adelphi, Milano, 2000, pag. 71 e seguenti

giovedì 20 agosto 2015

Perchè filosofeggiare


Il mondo di oggi governato dalla tecnica sembra rifiutare l'importanza dell'introspezione e della filosofia. La conoscenza del "fare" sembra oggi slegata dalla "conoscenza dell'essere". Questo è un errore. chi pensa di saper fare senza dovere saper essere è come un automa di carne. 


Il termine filosofia come è noto deriva dal greco antico φιλοσοφία, traslitterato in philosophía e composto da φιλεῖν (phileîn), "amare", e σοφία (sophía), "sapienza", ossia "amore per la sapienza".

 Dunque la filosofia come campo di studi che si pone domande e riflette indagando sul "senso" dell'essere e dell'agire nel mondo partendo dall'analisi del'attore "l'Uomo". Senza conoscere l'Uomo non si può capire quali azioni esso può compiere. Senza l'introspezione l'azione nel mondo esterno risulta spesso inconcludente se non addirittura dannosa per lo stesso agente, e questo è tanto più vero oggi in un contesto in cui l'evoluzione tecnica e sociale ha creato più potere e più complessità. Oggi, più che mai, conoscere e sapere è importante (alcuni studiosi definiscono la nostra stessa economia come knowledge economy) per potere agire e avere successo.

Si può sparare senza conoscere le caratteristiche di un'arma?
Forse si ma affidandosi al caso. Conoscendo l'arma e il tiratore sicuramente il rischio di fallire o farsi male è inferiore. Come per un'arma conoscere le potenzialità, le caratteristiche e i limiti dell'individuo è un prerequisito essenziale affinché egli possa esprimere pienamente le sue potenzialità.
Conosci te stesso (in greco antico: Γνῶθι σεαυτόν, Gnōthi seautón) è il principio alla base della filosofia.

A cosa ci serve dunque la filosofia?
La filosofia è fondamentale per allenare la mente a trovare le soluzioni migliorie nel qui ed ora.
La filosofia è importante per non essere gabbati da chi vuole proporci false verità.
La filosofia è importante per chi decide di governare, perché chi ignora la filosofia non ha la capacità di poter organizzare una comunità e risolverne i problemi.
La filosofia aiuta a conoscersi e attraverso un processo alchemico (VITRIOL), crea il nuovo nel continuo divenire.

L'amore per la saggezza accende la luce così la soluzione può essere vista.

G. D.

martedì 21 luglio 2015

LA MASCHERA PUSILLANIME

Brian M. Viveros

Biascicanti e funamboliche incongruenze, 
buttate in voli accidentali,
nascondo le verità dietro la maschera.
Impassibili desideri di peccati chiusi nel pensiero,
dietro la maschera,
colmano il vuoto dell'anima,
Il pensiero tabù,
resta sospeso dentro un orologio fermo.
La maschera come un equilibrista,
sul filo dei dei desideri, 
dipinge la sua banale conformità,
agli occhi dei più.

mercoledì 15 luglio 2015

Il senso del ridicolo della vita

L'esistenza, l'universo, la vita, l'amore, l'odio, la passione... tutto è un gioco ridicolo, folle, fine a se stesso e senza senso. 
Quando l'uomo cerca di trovare il senso ultimo dell'esistenza smette di vivere e si chiude in una vana commiserazione della sua stessa natura. 
Vivere assume un senso se si ride al ridicolo gioco dell'esistenza. 
E' allora che il piacere di vivere diventa il senso di Tutto. 
G.D.
 
"Colui che paventa il ridicolo non andrà mai lontano, nel bene come nel male, rimarrà al di qua dei suoi talenti, e quand'anche avesse genio, sarebbe pur sempre votato alla mediocrità."  Emil Cioran, L'inconveniente di essere nati, 1973

giovedì 25 giugno 2015

Le Nozze Alchemiche


"Io invoco il grande Eros, fonte di soave delizia,
santo e puro, e amabile alla vista;arciere alato, desiderio ardente impetuoso,che giochi con gli Dei e i mortali, errante fuoco […]"

Thomas Taylor, trans. (1792) The Hymns of Orpheus, p.189



Al volgere dell’ultima parte di maggio entriamo nel segno astrologico dei Gemelli. I Gemelli nella tradizione misterica occidentale sono associati alla carta degli Amanti nei tarocchi. Le immagini tradizionali di questa carta mostrano una coppia che sta in piedi sotto Eros in una cerimonia di unione.
L’Amante e la Stella, rappresentano l’uno l’affettività e l’altro la speranza, come se questi due valori fossero il perno attorno al quale gravitano tutti gli altri, messi in campo dall’abbinamento degli altri arcani maggiori.

     Un giovane uomo è al centro del VI arcano, vestito di una tunica a bande verticali azzurre, rosse e gialle. Due donne lo affiancano: alla sua sinistra una donna bionda avvolta in un abito azzurro e in una cappa azzurra dai bordi rossi dirige la mano sinistra verso il petto del giovane, mentre la palma dell’altra mano si volge verso il basso.

     A destra dell’amante una donna vestita di un abito rosso a grandi maniche azzurre, coi capelli azzurri sormontati da una specie di pettinatura o corona gialla posa la sua mano destra sulla spalla destra del giovane e apre l’altra in direzione del terreno.


     La prima delle due donne è seducente, la seconda, dal lungo naso, ha l’aspetto severo e senile, ma è lei che il giovane guarda. Sopra di lui, un Cupido dalle ali azzurre è al centro di un cerchio solare dai raggi azzurri, gialli e rossi; tiene in mano un arco e una freccia bianca che dirige verso i due giovani.

Le interpretazioni della'arcano appaiono numerose: l’amante esprime la scelta giudiziosa e difficile a farsi; il libero arbitrio, il contraccolpo traumatico; l’accordo o il disaccordo; la prova, la determinazione della volontà; l’esame e l’incertezza; la tentazione pericolosa.

Gli Amanti rappresentano il fondamentale desiderio umano di un’unità con quello che non è il proprio Sé; ma per fare questo abbiamo ben bisogno di unire le disparate parti di se stessi. Così come un’unione esteriore, gli Amanti possono rappresentare un’unione interiore tra l’ego, la parte di noi stessi che pensiamo come “me”, e il Sé più profondo che comprende tutto ciò che siamo, sia il bene che il male.

Ma questo arcano rappresenta anche i valori affettivi e la proiezione della doppia immagine che l’uomo ha della donna. Non una semplice femmina ma la Venere dei crocicchi, ispiratrice di amore carnale o platonico, che non cessa di rivestire forme molteplici di fronte alle quali l’uomo esita perché in fondo non conosce se stesso. 

      L’uomo, sia che nasconda un conflitto inespresso, sia che esiti di fronte ai termini di un conflitto che sta emergendo, deve prima di tutto realizzare la presa di coscienza esauriente degli elementi che lo lacerano, poi la loro ricerca obbiettiva, cioè l’accesso a una posizione che lo renderà indipendente nei loro confronti.


     Solo a questo punto, è possibile una sintesi costruttiva: tale è la dialettica fondamentale di ogni progresso della coscienza. E tale è una delle lezioni simboliche date dagli amanti, portatori dell’ego affettivo di fronte al quale si pongono e nel quale si risolvono tutte le nostre scelte.

Lo scopo della ricerca spirituale è trovare noi stessi, chi e cosa in realtà noi siamo la strada nel labirinto interiore, il V.I.T.R.I.O.L. (Visita Interiora Terrae Rectificando Invenies Occultum Lapidem) della ricerca alchemica. Ciò si può ottenere evolvendo verso la ricerca di noi stessi tramite l'unione con figure "risonanti" con il nostro Sè. Gli Amanti dunque simboleggiano l’auto-accettazione e il viaggio verso la nostra essenza interiora (occultum lapidem). 

Auto-accettazione non significa non voler cambiare e crescere. Possiamo accettare quello che siamo e contemporaneamente evolvere e crescere, in armonia con la nostra vera natura interiore.

Per conseguire le nozze alchemiche (interiori) dobbiamo attraversare l’insidioso passaggio tra quelli che Jung chiamava Scilla e Cariddi del rigonfiarsi dell’ego – pensare che siamo più importanti e speciali di quanto siamo; e del suo sgonfiarsi – credere che siamo guasti e inferiori agli altri. Scilla e Cariddi appaiono nei canti dell’antico poeta greco pagano Omero ed erano una secca rocciosa e un gorgo sulle coste opposte dello stretto di Messina, tra la Sicilia e l’Italia continentale. Occorreva coraggio e abilità per navigare fra di essi senza schiantarsi sulle rocce di Scilla o essere risucchiati nelle profondità marine di Cariddi. Nel nostro viaggio spirituale anche noi dobbiamo navigare attraverso questo insidioso passaggio; una via di mezzo, tra l’accettazione di noi stessi per come siamo, senza dover essere trascinati a pensare di essere migliori o peggiori degli altri. Dobbiamo “unire in matrimonio” questi due aspetti – inferiorità e superiorità – finché alla fine ci vedremo per ciò che realmente siamo.

Il matrimonio interiore è dunque la trasmutazione alchemica del piombo alla base della personalità nell’oro spirituale. Jung definisce questo processo come “individuazione”, cioè il superamento delle false immagini di noi stessi create dall’ambiente, dalle immagini proiettive dei nostri genitori, insegnanti, amici e amanti. Svelando il volto dietro la maschera protettiva che mettiamo per affrontare il mondo per  affrontare l’Ombra, interiore (Interiora Terrae). Per fare cioè occorre ottenere la consapevolezza di quegli aspetti di noi stessi che abbiamo proiettato sugli altri. Questa presa di coscienza non è sempre indolore e può causare cambiamenti anche difficili delle relazioni.  Possiamo scoprire che gli altri non sono le persone noi pensavamo di essere. A volte scopriamo che le relazioni e le attività che ci soddisfacevano in passato non sono più appropriate per lo stadio successivo del nostro viaggio. Dobbiamo tornare indietro e ricominciare.

Occorre riconoscere l’ambiguità della carta degli Amanti. La divinità che la presiede, Eros o Cupido, tiene nelle sue mani un arco curvo e appuntito. L’amore è inevitabilmente doloroso e porta con sé la paura di perdere ciò che abbiamo. È una naturale tendenza umana cercare rifugio nella sicurezza di ciò che conosciamo. 

Noi temiamo l’ignoto e il cambiamento. Ma se confidiamo nel processo di cambiamento interiore, se lo attraversiamo e andiamo oltre, scopriamo di essere più grandi e più ricchi di quanto pensavamo.

Gli Amanti possono simboleggiare il nostro amore verso qualcosa di più grande e più profondo che ci porta oltre i nostri desideri e i nostri interessi personali: il piombo diventa oro.

Fonti:
–Carl G. Jung (1916/1928/1935). The relations between the ego and the unconscious. In C. G. Jung (1966 ed.), The collected works of C. G. Jung, vol. 7. London: Routledge & Kegan Paul. p. 178; para. 275.

- http://www.patheos.com/blogs/viviannecrowley/2013/05/the-alchemical-marriage/
- http://www.cumpagniadiventemigliusi.it/Eptagramma/EPTAGRAMMA.htm

domenica 14 dicembre 2014

La "normalità" è un letto di Procuste

"Essere normale è uno splendido ideale per i 'falliti', per tutti coloro che non hanno ancora trovato un adattamento. Ma per le persone che hanno molte più capacità della media [...] la restrizione al normale significa un letto di Procuste, un'insopportabile noia, una infernale sterilità e disperazione. Come conseguenza, molte persone divengono nevrotiche perché sono semplicemente 'normali' mentre altre divengono nevrotiche perché non possono divenire normali."
Carl Gustav Jung. "Problems of Modern Psychotherapy" (1929). In CW 16: The Practice of Psychotherapy. P. 161

sabato 29 novembre 2014

L'UOMO DIFFERENZIATO NON È ADEPTO

E' credibile oggi la trasmissione di una qualunque forma di iniziazione da parte di guru, o gruppi organizzati  ai propri adepti?
Questo tema già nello scorso secolo fu oggetto di discussione tra Renè Guènon, fautore del tentativo di ripristino  della catena iniziatica, e Julius Evola che riteneva vano ogni sforzo in tal senso. 

Sposando l'idea di Evola ritengo che la ricostruzione della catena iniziatica nell'attuale era della modernità positivista e illuministica sia impossibile. La catena si è spezzata e la fucina non ha la giusta temperatura per forgiarne una nuova. 

Né tanto meno il conformismo richiesto all'adepto, aspirante iniziato, è compatibile con la libertà del vero iniziato che nel positivismo dilagante non può che essere un "uomo differenziato".

L'uomo differenziato guarda alla qualità e non alla quantità,  egli rifugge dalla massa e dal conformarsi.  
Anche quando egli convive con la massa lo fa con finalità vere e diverse, lo fa per "cavalcare la tigre".

L’uomo differenziato,  diversamente dall'adepto, combatte contro il conformismo omologante, contro la mediocrità spirituale e morale. Mentre per l'adepto l'appartenenza è il fine, per l'uomo differenziato l'appartenenza è una gabbia che lo ostacola nel suo cammino verso la sua missione. 

L’uomo differenziato trova dentro di se la forza per stare "in piedi tra le rovine" della società moderna, non ha bisogno di  guru, di pastori di greggi; egli ha la forza di uscire dal gruppo e seguire la sua via interiore.. "in piedi" mentre gli altri giacciono.

L’uomo differenziato segue il suo cammino iniziatico anche da solo, è anticonformista e guerriero. Si muove nel mondo "cavalcando la tigre" per non essere sbranato da questa ma con il fine di aspettare che si stanchi e ucciderla al momento giusto. Lungo il suo cammino iniziatico l’uomo differenziato, si mette consapevolmente in gioco per ottenere il suo scopo che non è "mondano" , ma spirituale . 

Percorrendo la via iniziatica l’uomo differenziato conosce se stesso e lo spirito universale che in egli alberga.  Eroicamente egli si impegna  per costruire una realtà diversa anche nel mondo che solo in apparenza dietro al "velo di Maya"  appare esteriore e duale. 
All'adepto la presunta via iniziatica rimane nascosta poiché essa viene "ri-velata" da altri ; diversamente  l'uomo differenziato , invece, basandosi su quanto egli "s-vela" in se stesso porta la trasformazione iniziatica a compimento.  

Di Gandolfo Dominici

lunedì 25 agosto 2014

Realtà

author: Piranesi
"[...] Accettiamo facilmente la realtà, forse perchè intuiamo che nulla è reale.
[...] l'incensata città che avevo percorsa; sorta di parodia o d'inverso e anche tempio degli dei irrazionali che governano il mondo e dei quali nulla sappiamo, se non che non somigliano all'uomo. [...]"

Tratto da "L'immortale" di Jorge Luis Borges.

martedì 12 agosto 2014

Genesi del Desiderio

DESIRE by Dr. Adhiletchum. Surface Painting, Year: 2012

«La qualità perturbante dell’oggetto desiderato è data proprio dal fatto che non ci è possibile vederlo nella sua realtà obiettiva, perché il suo volto, come accade per i personaggi del sogno, è formato dalla sovrapposizione di nostre immagini interne, dalla condensazione di più volti. Un viso che, come tale, non riusciamo mai a focalizzare perfettamente, e che subisce continue metamorfosi a seconda dei nostri movimenti transferali. Ecco allora che l’amato o l’amata possono contemporaneamente apparirci ora come l’incarnazione di una promessa di appagamento ora come traditori delle nostre aspettative.»
 Aldo Carotenuto, “Riti e miti della seduzione”, Bompiani, 1994

sabato 2 agosto 2014

Ingratitudine

"Tale è la natura umana che al primo regalo che gli fate, si prosterna; al secondo, vi bacia la mano; al terzo, si inchina; al quarto, si contenta di un cenno del capo; al quinto, vi tratta con confidenza; al sesto, vi insulta; e al settimo, vi trascina in tribunale perché non gli avete dato abbastanza."
 Georges Gurdjieff 

giovedì 31 luglio 2014

Come muoiono le infanzie....


«È così che muoiono le infanzie, quando i ritorni non sono più possibili perché i ponti tagliati inclinano verso l’instancabile acqua le travi sconnesse nello spazio estraneo. Non c’è allora altro rimedio che quello del serpente: abbandonare la pelle nella quale non entriamo più, lasciarla a terra, tra i cespugli, e passare all’età successiva. La vita è breve, ma in essa entra più di quel che siamo in grado di vivere».

José Saramago, “Di questo mondo e degli altri”

mercoledì 16 luglio 2014

Rabbia e(') Vitalità

Dentro ogni grande dolore c'è un grande amore da cui deriva  la rabbia diretta verso la sopravvivenza e la vita....
"...è solo quando ci sentiamo traditi dalle persone che amiamo di più e di cui ci fidiamo in tutto e per tutto che il dolore per la loro perdita ci diventa così intollerabile che siamo costretti a trovare qualche modo per cancellarlo e far finta che non sia mai esistito..."  [Marcoli A. Il bambino arrabbiato, p.217]

lunedì 14 luglio 2014

Lavoro e Capitale nel XXI secolo

Se qualcuno avesse progettato un sistema del lavoro fatto su misura per salvaguardare il potere del capitale, non avrebbe potuto riuscirci meglio. 
I lavoratori veri, quelli produttivi, vengono spremuti e sfruttati implacabilmente. 
Gli altri si dividono tra un atterrito strato di disoccupati, disprezzato da tutti, e un più ampio strato di persone che in pratica vengono pagate per non fare nulla, e che ricoprono incarichi progettati per farle identificare con i punti di vista e le sensibilità della classe dirigente (manager, amministratori eccetera) – in particolare con le loro personificazioni economiche – ma che al tempo stesso covano un segreto rancore nei confronti di chiunque faccia un lavoro provvisto di un chiaro e innegabile valore sociale. 
Non è un sistema progettato in modo conscio: è emerso da quasi un secolo di tentativi empirici. 
Ma è anche l’unica spiegazione del perché, nonostante le nostre capacità tecnologiche, non lavoriamo tutti quanti solo tre o quattro ore al giorno.
David Graeber


giovedì 10 luglio 2014

Gli Erotes

Per gli antichi Greci l’amore (Eros / ἔρως) aveva 3 volti:

Anteros (Ἀντέρως): rappresenta l'amore corrisposto, la reciprocità, la relazione legittima.
Racconta la leggenda che un giorno Afrodite si lamentò con la Dea Temi del fatto che il piccolo Eros non crescesse,così la saggia Temi le rispose che Eros non sarebbe mai cresciuto finché non avesse avuto l’amore di un fratello. Afrodite si unì ad Ares e generò Anteros e da quel momento i due fratelli crebbero insieme,ma ogni qualvolta Anteros si allontanava da Eros, quest’ultimo ritornava fanciullo. Questo grazioso mito insegna che l’amore (Eros) per crescere ha bisogno di essere corrisposto (Anteros).

Pothos (Πόθος):  è invece l'amore per qualcosa/qualcuno di irraggiungibile, perfetto, l'anelito e la spinta continua ed incessante verso ciò che non si raggiunge mai.
Pothos è il volto di una dimensione amorosa, nostalgica, irraggiungibile è quell'amore idealizzato che si esplica nel soffrire e nel cercare l’anima gemella.
Nota che con una 'a/α' al posto della 'o/ό' diventa "pathos/πάθος".

Himeros (Ἵμερος): è la passione del momento, il desiderio sessuale, fisico incontrollabile ed immediato che chiede di essere soddisfatto.

Anteros e Himeros vivono nel presente, mentre Pothos vive nel passato o nel futuro.

La rappresentazione separata di queste 3 dimensioni /personificazioni dell'Eros è una simbologia analogica della natura molteplice dell'amore umano che raramente riesce a manifestarsi contemporaneamente ed unitariamente.
Anteros e Himeros qualora siano assieme non rimangono uniti a lungo e si  separano quasi sempre all'arrivo di Pothos. 
Chi ci rassicura può non saperci emozionare e chi ci emoziona può non essere rassicurante, ecco perché spesso siamo attratti da persone diverse alla ricerca degli altri aspetti di Eros che ci completino. E' l'antica atavica distinzione tra puttane e spose, tra uomini seri e playboy da svago.
A complicare ulteriormente il tutto la mutevole compresenza di queste tre divinità in ognuno di noi.

mercoledì 9 luglio 2014

Ricetta per la grandezza


"Tener duro quando si perde, combattere con l'amarezza della sconfitta e la debolezza del dolore, vincere l'ira, sorridere quando si vorrebbe piangere, resistere ai malvagi e bassi istinti, odiare l'odio e amare l'amore, andare avanti quando si preferirebbe morire, inseguire pur sempre la gloria e il sogno, credere con indefettibile fede un qualcosa che dovrà accadere; ecco quel che qualsiasi uomo può fare. E con questo essere grande."

Zane Grey

martedì 8 luglio 2014

Ombre

"Noi, forse, non conosciamo la felicità che dalla sua ombra sul muro del destino."
Henri de Régnier, Lui o Le donne e l'amore