Il più diffuso mito di Tiresia narra che, passeggiando sul monte Cillene, vide due serpenti che copulavano, ne uccise la femmina perché quella scena lo infastidì. In quello stesso momento Tiresia fu tramutato da uomo a donna e visse in questa condizione per sette anni autunni provando tutti i piaceri che una donna potesse provare. Passato questo periodo venne a trovarsi di fronte alla stessa scena di due serpenti che facevano sesso, ma questa volta uccise il serpente maschio e nello stesso istante ritornò uomo.
Ovidio nel III libro delle Metaformosi racconta che un giorno Zeus ed Era, brilli, si trovarono divisi da una controversia: chi prova più piacere, l'uomo o la donna? . Zeus sosteneva che fosse la donna mentre Era sosteneva che fosse l'uomo.
Decisero allora di chiamare in causa Tiresia, considerato l'unico in grado di risolvere la disputa essendo stato sia uomo sia donna.
Interpellato dagli dei, Tiresia rispose che il piacere si compone di dieci parti: l'uomo ne prova solo una mentre la donna nove, quindi una donna prova un piacere nove volte più grande di quello di un uomo.
La dea Era, infuriata perché Tiresia aveva svelato un tale segreto, lo accecò.
Zeus però, pur non potendo annullare il maleficio di Era (gli dei greci, infatti, non possono cancellare ciò che hanno fatto o deciso altri dei), per riparare il danno subito gli diede la facoltà di prevedere il futuro e il dono di vivere per sette generazioni.
Pagina di informazione filosofica, scientifica ed esoterica. Assolutamente libera, dubbiosa, di buoni costumi e non ignorante.
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lunedì 16 gennaio 2017
mercoledì 2 novembre 2016
I Morti
Il tempo! Il passato...
Ciò che sono stato e non sarò mai più! Ciò che ho avuto e non riavrò!
I Morti!
I morti che mi hanno amato nella mia infanzia.
Quando li evoco la mia anima si raffredda e io mi sento esiliato dai cuori, solo nella notte di me stesso, piangendo come un mendicante il silenzio sbarrato di tutte le porte.
Fernando Pessoa, Il libro dell'inqiuetudine, 143 (traduzione di Maria de Lancastre e Antonio Tabucchi)
Solo una sana e consapevole libidine salva ...
Se Giacomo Casanova avesse potuto vivere la sua errabonda vita di libertino in un’epoca tecnologicamente avanzata come questa avrebbe escogitato altre, ben più immaginative soluzioni per eternare le sue conquiste amorose. In modo ben più colto e raffinato rispetto ai "GV" ai Corona ed altri pseudo libertini odierni. Avrebbe potuto diffondere in modo continuo e "popolare" una ventata di bellezza in perenne omaggio al grande dono del fascino femminile.
La bellezza e la grazia femminile è infatti l'unico dono dei numi per supplire alle troppe brutture d’un mondo emerso quasi per gioco (c'è chi dice a dadi) e improvvidamente abbandonato a se stesso. Gli antichi volgarmente e paradossalmente appellati "pagani" ( da pagus = villaggio)proprio dai grezzi e bigotti villani che ne hanno cancellato la cultura) erano ben consapevoli di tale dispensa ammessa alla negligente umanità per lenirne il dolore , anche se forse spaventati da tanto potere hanno poi dato più risalto alla maschia virilità che alla delicatezza del corpo femminile. Tempi dell'età dell'oro, quando l’eros non era visto come peccato, ma piuttosto fonte di felicità!
Ma oggi - direte in molti - siamo tornati agli antichi fasti, c'è stata la liberazione dei costumi, del desiderio, il superamento dei bigotti pregiudizi! Purtroppo ... ahimè... tale "rivoluzione" è solo fittizia, il bigottismo dilaga sotto altre vesti ma con lo spirito mai sopito del manicheismo, che altro non è che la demonizzazione delle cose belle delle vita! Animalisti più fanatici di San Francesco, astinenti più degli anacoreti, spregiatori del fascino femminile più di San Paolo... oggi hanno nuovi nomi, come i "Vegani" che da alieni invasori del pianeta Terra combattuti da Goldrake oggi sembrano avere vinto e avere invaso il mondo a partire dai supermercati!
Per carità! E' tutto lecito purché non si pretenda di imporre astinenze a chi vuole vivere senza "astenersi"!
Il femminismo da movimento di liberazione (a cui si deve la minigonna) oggi è diventato un movimento di "infibulazione" della femminilità! Una volta il nudo femminile era additato come un’offesa al pudore, ora è messo all'indice come un’offesa alle donne stesse che esibiscono le loro bellezze, rendendosi schiave di questa società maschilista che ne fa oggetto di mercimonio. Siamo al culmine del delirio bigotto! Una giovane donna ha un bel corpo.
E non è un male soltanto italiota! Le femministe Londinesi recentemente si sono scagliate contro dei manifesti pubblicitari di una ditta di integratori che esibivano una bella ragazza in bikini con lo slogan "Beach Body Ready" (Corpo pronto per la prova costume)... Lo stesso manifesto con uomo dal ventre tartarugato non ha creato però alcuna indignazione... di nuovo paura del potere della bellezza femminile! Paura poi condivisa dal sindaco islamista di Londra che recentemente ha messo al bando dalla "Tube" londinese i manifesti che mostrano il corpo femminile
Non siamo dunque lontani dal bigottismo descritto satiricamente da Federico Fellini in un episodio del film antologico “Boccaccio ’70”, dal titolo “Le tentazioni del dottor Antonio”. In breve: un vecchio collotorto, tutto dedico alle pratiche devote, subisce un vero e proprio trauma quando vede che davanti alle sue finestre stanno erigendo un grande cartellone pubblicitario con la foto d’una scollatissima Anita Ekberg, che mostra le sue splendide poppe mentre un coretto intona la canzoncina “Bevete più latte, il latte fa bene!”. Fa di tutto per impedire lo sconcio, ma senza successo, e finirà tormentato da sogni erotici in cui sprofonderà terrorizzato nel seno della donna esecrata, la cui immagine sul cartellone s’è fatta gigantesca, avvolgente, irresistibile.
Paura del potere della bellezza. Oppure forse il fatto che la nudità sia retribuita a fini pubblicitari la rende turpe agli occhi dei "vituosi" (che vivono di rendita)? Non dovrebbe invece la bellezza essere considerata un bene dal valore artistico? Perché mai il potere dell'immagine della femminilità, non dovrebbe essere considerato una risorsa economica? Forse il denaro guasta la bellezza? Fidia e Michelangelo si facevano pagare per le loro sculture. Mozart e Da Ponte si fecero pagare dai committenti, senza vergogna alcuna, i loro lavori. Il “Don Giovanni” rimarrà forse contaminato in eterno perché composto a pagamento? Un poeta e un musicista, se non vogliono bruttare la loro arte, devono offrirla gratis? Le modelle si sono sempre offerte nelle loro nudità ai pittori d’un tempo ispirando i grandi capolavori eterni , e non lo facevano gratis!
La grande ipocrisia del nostro tempo è che da un lato si parla tanto di emancipazione femminile, dall’altro si vuol impedire a una donna adulta e nel pieno possesso delle sue facoltà mentali di decidere se usare come risorsa economica le bellezze del proprio corpo. E' una emancipazione "di maniera" priva di ogni contenuto di liberazione "vera". Dove sarebbe la schiavitù imposta dal maschio, in una libera scelta,? Pretendere di tutelare la donna nella sua dignità impedendole di scegliere con la propria testa quello che ritiene meglio per sé, evidenzia la volontà di trattarla da “civis minoris iuris” incapace di intendere e di volere. Qualcosa di molto simile alle famigerate “quote rosa” che considerano le donne bisognose dell'"aiutino" come se essere donna fosse un "handicap"!
Io quando vedo un bel corpo femminile in un manifesto pubblicitario mi sento il cuore pieno di gioia (e si lo ammetto anche la patta dei pantaloni si riempie!). La malinconia mi viene invece quanto vedo una bella donna camuffata da maschiaccio con vestiti che la nascondono o ancora peggio (lo so non è politically correct.. ma è risaputo che io non lo sono) una donna con il velo islamico o il burqa... Quanto spreco!... Se fossi religioso considererei tale scempio di bellezza un peccato mortale!
Cantava Zucchero Fornaciari: "Solo una sana e consapevole libidine salva ..."
Un mondo senza bellezza è la cosa più simile all'inferno che mi venga in mente!
Gandolfo Dominici
venerdì 28 ottobre 2016
Che cosa è accaduto con i governi?
"Che cosa è accaduto con i governi?
Secondo la tradizione caddero gradualmente in disuso.
Chiamavano alle elezioni, dichiaravano guerre, imponevano tasse, confiscavano fortune, ordinavano arresti e pretendevano di imporre la censura e nessuno sul pianeta li ubbidiva.
La stampa smise di pubblicare i loro articoli e le loro effigi . I politici dovettero cercare lavori onesti"
J.L. Borges, Il libro di sabbia, Adelphi, p.74
martedì 14 giugno 2016
La Droga del Filosofo... Meraviglia!
Colui che ricerca la conoscenza, è spinto nel suo cammino dal costante disagio che emerge dal raffronto fra ciò che è, e ciò che intuisce di dovere e potere essere. Il "ricercatore" di conoscenza (filosofo) vive infatti una perenne inquietudine che è sconosciuta a chi non ha gustato il frutto della conoscenza.
Ciò che spinge il ricercatore di conoscenza e gli impedisce di mettere fine al suo tormento è l'ebbrezza che deriva dal senso di meraviglia che accompagna ogni sua scoperta.
Ciò che spinge il ricercatore di conoscenza e gli impedisce di mettere fine al suo tormento è l'ebbrezza che deriva dal senso di meraviglia che accompagna ogni sua scoperta.
"... gli uomini hanno cominciato a filosofare, ora come in origine, a causa della meraviglia ..." [Aristotele, Metafisica)La meraviglia è un temporaneo stato di piacere, di stupore, di estasi che deriva dall'avere svelato un mistero (sia esso la conoscenza di una persona, una conoscenza scientifica, un'opera d'arte, etc.). La sete di meraviglia crea il "dubbio" che è desiderio per nuova "meraviglia". La meraviglia agisce dunque come una potente droga che crea assuefazione nell'anima del ricercatore. Come dice Hillman:
"Fare anima comporta la distruzione di anima" [Hillman, II mito dell'analisi, Milano, Adelphi, 1979, p. 50].La meraviglia è una droga che distrugge inebria e crea nuove prospettive che brucia e rinasce come la Fenice.E' dunque la meraviglia la radice della conoscenza, e la droga che spinge a cercarne sempre di nuova senza mai "accontentarsi".
G.D.
martedì 23 febbraio 2016
Amore e Immaginazione
"Il contatto attraverso l’immaginazione produce un’intimità straordinaria.
Quando l’immaginazione si concentra intensamente sul carattere dell’altro…l’amore segue presto.
Può ben darsi che i rapporti umani traggano beneficio della ripetuta esortazione ad amarsi l’un l’altro,
ma perchè un rapporto continui a vivere, l’amore da solo non basta. Senza l’immaginazione, l’amore ammuffisce in sentimentalismo, dovere, noia.
I rapporti falliscono non perchè abbiamo smesso di amare, ma perchè, prima ancora, abbiamo smesso
di immaginare."
(James Hillman. La forza del carattere. p.255)
lunedì 15 febbraio 2016
IL TEMPO
Il TEMPO viene rappresentato come una successione lineare - “la “linea del tempo” - ma la linea è immobile, mentre il tempo è mobilità. La linea è già fatta mentre il tempo è ciò che si fa, anzi è ciò per cui ogni cosa si fa.
(da: “La pensée et la mouvant » di Henry Bergson, 1934).
giovedì 11 febbraio 2016
Lentamente muore (Ode alla vita)
Lentamente muore
(Ode alla vita)
Lentamente muorechi diventa schiavo dell'abitudine,ripetendo ogni giorno gli stessi percorsi,chi non cambia la marcia,chi non rischia e cambia colore dei vestiti,chi non parla a chi non conosce.Muore lentamentechi fa della televisione il suo guru.Muore lentamente chi evita una passione,chi preferisce il nero su biancoe i puntini sulle "i"piuttosto che un insieme di emozioni,proprio quelle che fanno brillare gli occhi,quelle che fanno di uno sbadiglio un sorriso,quelle che fanno battere il cuoredavanti all'errore e ai sentimenti.Lentamente muorechi non capovolge il tavoloquando è infelice sul lavoro,chi non rischia la certezza per l'incertezzaper inseguire un sogno,chi non si permette almeno una volta nella vita,di fuggire ai consigli sensati.Lentamente muorechi non viaggia,chi non legge,chi non ascolta musica,chi non trova grazia in sé stesso.Muore lentamentechi distrugge l'amor proprio,chi non si lascia aiutarechi passa i giorni a lamentarsidella propria sfortuna o della pioggia incessante.Lentamente muorechi abbandona un progetto prima di iniziarlo,chi non fa domande sugli argomenti che non conosceo non risponde quando gli chiedono qualcosa che conosce.Evitiamo la morte a piccole dosi,ricordando sempre che essere vivorichiede uno sforzo di gran lunga maggioredel semplice fatto di respirare.Soltanto l'ardente pazienzaporterà al raggiungimento di una splendida felicità.
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A Morte DevagarMuere lentamentequien se transforma en esclavo del hábito,repitiendo todos los días los mismos trayectos,quien no cambia de marca,no arriesga vestir un color nuevoy no le habla a quien no conoce.Muere lentamentequien hace de la televisión su gurú.Muere lentamente quien evita una pasión,quien prefiere el negro sobre blancoy los puntos sobre las "íes"a un remolino de emociones,justamente las que rescatan el brillo de los ojos,sonrisas de los bostezos,corazones a los tropiezosy sentimientos.Muere lentamentequien no voltea la mesacuando está infeliz en el trabajo,quien no arriesga lo cierto por lo inciertopara ir detrás de un sueño,quien no se permite por lo menos una vez en la vida,huir de los consejos sensatos.Muere lentamentequien no viaja,quien no lee, quien no oye música,quien no encuentra gracia en sí mismo.Muere lentamentequien destruye su amor propio,quien no se deja ayudar,quien pasa los días quejándosede su mala suerte o de la lluvia incesante.Muere lentamente,quien abandonando un proyecto antes de iniciarlo,no preguntando de un asunto que desconoceo no respondiendo cuando le indagan sobre algo que sabe.Evitemos la muerte en suaves cuotas,recordando siempre que estar vivoexige un esfuerzo mucho mayor queel simple hecho de respirar.Solamente la ardiente pacienciahará que conquistemos una espléndida felicidad.
Martha Medeiros
(2000; erroneamente spesso attribuita a Pablo Neruda, questa poesia è di Martha Medeiros, giornalista, scrittrice e poetessa brasiliana nata a Porto Alegre nel 1961).
martedì 2 febbraio 2016
La vita è scorrere di amori
La vita è lo scorrere delle illusioni di cui le più grandi sono
amori.
Se si smette si illudersi amando la vita non può scorrere e si muore.G.D.
venerdì 15 gennaio 2016
Il flusso della vita
Se leggete il Tao Te Ching cominciate a intuire come la volontà viene rimpiazzata da una percezione del flusso.
Quando ti alzi dal sedile del conducente, ti accorgi che la vita può guidare da sola, che, precisamente, la vita ha sempre guidato da sola. Quando ti alzi dal sedile del conducente, essa può guidare da sola molto più facilmente, può fluire in maniere che non avevi mai immaginato.
La vita diventa quasi magica. Non c’è più l’illusione del me. La vita comincia a fluire e non sai mai dove ti porterà. [...] Esiste un nuovo modo di agire, e non prevede prendere questa o quella decisione, la decisione giusta o quella sbagliata. È più simile a navigare su un fiume. Senti dove si stanno muovendo gli eventi e senti qual è la cosa giusta da fare. È come un fiume che sa in quale direzione girare attorno alla roccia, se verso destra o verso sinistra. È una percezione del sapere intuitiva e innata.
Questo tipo di flusso è sempre disponibile per noi, ma la maggior parte di noi è troppo persa nella complessità dei suoi pensieri per sentire che c’è un flusso di vita semplice e naturale. Ma al di sotto della confusione dei pensieri e delle emozioni, e al di sotto dell’attaccamento della volontà personale, c’è infine un flusso: il semplice movimento della vita.Adyashanti
martedì 29 dicembre 2015
L'ARCHETIPO DELLA SPADA DALLA TRADIZIONE A STAR WARS
L'uomo ha da sempre riversato nella spada profondi significati che vanno ben oltre il suo utilizzo pratico. Essa in primo luogo ha gli scontati significati di difesa e di offesa da cui derivano quelli di dualismo tra il bene e il male, a seconda dell'uso che di essa si faceva. Per il suo uso, da tali concetti sono derivati il Codice Cavalleresco in Occidente ed il Bushido nell'estremo oriente, entrambi come Codici d'onore. La spada era un segno distintivo del Cavaliere del Samurai e anche dello Jedi, essa è un “marchio” che contraddistingue gli iniziati guerrieri.
In questo senso la spada è il simbolo per antonomasia della condizione militare e delle virtù relative al coraggio; espressione di nobiltà, di forza virile, e di altezza morale. Essendo però simbolo di potere essa ha in se una dualità da un lato costruttiva di giustizia e dall'altro distruttiva di prevaricazione.
Nella tradizione cavalleresca, dunque, la spada se brandita da mani capaci e giuste esprime “forza benefica”; ma se cade in mani indegne ed impure può divenire “malefica”.
La sua dualità contiene il maschile e il femminile; il bene uniti in un unico oggetto. Da questa unione di opposti la spada trae la sua forza che può essere anche divina (Bibbia: “La spada dello spirito che è la parola di Dio” E.F. 16-17).
La spada, come simbolo della volontà divina, anima e protegge i giusti, punisce gli ingiusti e simboleggia il Verbo divino. Nell’Apocalisse di Giovanni è rappresentato il Verbo Personificato (il Cristo) dalla cui bocca fuoriesce una spada a doppio taglio i cui due fili taglienti stanno a significare il duplice potere di giustizia: combattere il “male” e difendere i “giusti” (Cfr. Bessi).
La spada come simbolo di Giustizia viene di solito raffigurata come una spada a doppio taglio.
Raimondo Lullo (Cfr."Libro dell’Ordine della Cavalleria”) scrive:
“al cavaliere si dà la spada, che nella forma è simile alla croce, per significare che, come N.S Gesù Cristo vinse sulla croce la morte, nella quale eravamo incorsi per il peccato di nostro padre Adamo, così il cavaliere dovrà con la spada sterminare i nemici della Croce. E poiché la spada ha due tagli e la Cavalleria è fatta per mantenere la giustizia, che consiste nel dare a ciascuno il suo, per questo la spada vuol dire che, per mezzo di essa, il cavaliere deve mantenere la Cavalleria e la Giustizia”.
La spada unita alla bilancia della Giustizia diviene simbolo di discernimento. Grazie alla ponderazionedella bilancia: la forza con il controllo. Cosi la spada è rappresentata anche nei Tarocchi di Wirth nell'Arcano VIII, la Giustizia. Questo Arcano richiama nelle fattezze l’Arcano III, l’Imperatrice, ovvero il simbolo dell’Idea Creatrice. La Giustizia è tuttavia una figura dura e severa, che agisce. La sua raffigurazione siede su un trono massiccio come il cubo d’oro dell’Arcano IV, l’Imperatore, col quale è in stretta relazione di significato. Mentre l’Imperatore è la personificazione del principio numerale generatore della vita la Giustizia ne concretizza l’autorità terrena.
La spada viene anche associata a elementi naturali di forza, come il fulmine, il fuoco o il sole che colpiscono e folgorano come la luce riflessa sull'acciaio della sua lama.
La lama, nella sua lucentezza è come un doppio specchio dove il cavaliere può vedere riflesse le sue virtù ed i suoi vizi, in una dualità che viene qui simboleggiata dalla duplicità del taglio.
Anche l’operare della spada è per certi versi analogo a quello della Luce, che contrasta le tenebree l’oscurità dell’ignoranza. La spada è purificatrice come il fuoco, la purificazione con essa avviene sia con il lungo ed estenuante apprendistato per conoscere i segreti del suo utilizzo in battaglia sia sia per l'acquisizione della fermezza d’animo nel colpire ed uccidere l'avversario. La cerimonia di consacrazione dei cavalieri occidentali avveniva infatti mediante l’imposizione della Spada da parte del Vescovo, significando la trasmissione attraverso l'arma della virtù divina al nuovo cavaliere.
Nella "Genesi", si narra che Dio avesse posto due cherubini armati di spade di fuoco a guardia del sentiero che conduceva all'Albero della Conoscenza.
Nella Cosmogonia orientale, una spada fiammeggiante fu posta in mano ad esseri spirituali chiamati Deva, che analogamente ai Cherubini nel giardino dell'Eden erano posti a "guardia" del Regno spirituale. Nell'antico testamento Adamo ed Eva furono cacciati dall'Eden da angeli armati di spade infuocate e gli angeli ribelli vennero precipitati dal Paradiso spinti da "lingue di fuoco".
Anche nella iconografia buddista la lama di fuoco è simbolo della lotta per la conquista della conoscenza e per la liberazione dai desideri materiali. E cosi è anche per la cultura induista, dove la spada di fuoco di Vishnu è simbolo di conoscenza ottenuta con il fuoco che rischiara dalle tenebre dell'ignoranza.
Nell' Apocalisse la spada rientra nella visione dei tre flagelli (guerra, pestilenza, carestia), con cui Dio manifesterà la sua potenza dopo la battaglia dell'Armageddon. La trilogia dei flagelli si trova anche nei libri cosiddetti di "Geremia" e di "Ezechiele", nei quali la spada infuocata simboleggia il potere del Logos divino e del Sole.
La spada fiammeggiante,è dunque un archetipo universale di energia spirituale espressa anche attraverso l'Elemento Fuoco.
Le spade mitologiche nella mitologia medievale hanno un nome proprio ad indicare una loro personalità che abbinata alle virtù di chi la impugna possono esprimere forza benefica. Ve ne sono innumerevoli (Aradonight - spada di Lancillotto.; Balisarda - spada di Ruggero; Caladbolg - spada di Fergus mac Róich; Claíomh Solais - spada di Nuada Airgeadlámh, re d'Irlanda; Colada - spada di el Cid; Cortana - Sspada di Edoardo il Confessore; Crocea Mors - spada di Giulio Cesare; Gramr (Balmung) (Nothung) - spada di Sigfrido; Hrunting e Naegling - spade di Beowulf , …) ma le più famosa sono senza dubbio Durindana di Orlando e Excalibur di Artù.
Durindana, secondo la tradizione del ciclo carolingio, è la spada di Orlando, paladino del re dei franchi Carlo Magno. Secondo la leggenda essa fu donata ad Orlando proprio da Carlo Magno. Nell’Orlando Furioso di Ariosto si narra che essa era molto antica e appartenne ad Ettore di Troia:
“Non porta spada né baston; che quando l'arme acquistò, che fu d'Ettor troiano, perché trovò che lor mancava il brando, gli convenne giurar (né giurò invano)che fin che non togliea quella d'Orlando, mai non porrebbe ad altra spada mano: Durindana ch'Almonte ebbe in gran stima, e Orlando or porta, Ettor portava prima.”(canto XIV, 43)
Il nome Durindana, secondo alcuni deriverebbe dal latino durus (duro) oppure da "d'Orlandana, spada di Orlando".
Nella Chanson de Roland si narra, che Durindana contenesse nell'elsa diverse reliquie: un dente di San Pietro, il sangue di San Basilio, i capelli di San Dionigi e un pezzo di vestito della Vergine Maria; tali reliquie le conferivano un potere divino. Quando Orlando tentò di distruggere la spada a Roncisvalle per non farla cadere in mani nemiche, creò con l'impatto la Breccia di Orlando, nei Pirenei; la spada però, non si ruppe e Orlando la gettò allora in un fiume avvelenato. Secondo alcune leggende popolari, la spada si troverebbe ora a Rocamadour, in Francia.
Excalibur è probabilmente la più famosa spada magica nella tradizione occidentale, le sue vicende sono narrate nelle opere del ciclo bretone.
Excalibur è una delle spade mitologiche di Re Artù che fu l'unico uomo in grado di estrarla dalla roccia. Tuttavia occorre precisare che sebbene Excalibur venga oggi universalmente identificata con la spada nella roccia in alcune narrazioni le due spade distinte.
Anche l'etimologia del suo nome non è chiara si può fare risalire a due ceppi linguistici molto differenti: quello latino e quello celtico. Secondo l'etimologia latina Excalibur deriverebbe dal nome di un'antica popolazione di fabbri chiamati "Calibi" che l'avrebbero forgiata (letteralmente proveniente dai Calibi). Altre interpretazioni dal latino si rifanno alla sue doti di imporre la giustizia, dunque ex "calibro" cioè in perfetto equilibrio. Secondo l'etimologia celtica invece il suo nome deriverebbe da Caliburn, cioè "acciaio lucente" o "acciaio indistruttibile".
Excalibur non è l'unica “spada nella roccia”, ve n'è una in Italia nei pressi dell'abazzia di San Galgano. L'abazia gotica fu costruita in memoria di San Galgano, a Montesiepi (Chiusdino), vicino Siena. In una piccola cappella su una collina sovrastante si trova una spada conficcata nella roccia da cui fuoriesce soltanto l'elsa ed alcuni centimetri della lama formando la figura di una croce.
La vicenda leggendaria della spada di San Galgano è ricca di valenza simbolica. Galgano Guidotti rinunciò al dominio rappresentati dalla spada per dedicarsi totalmente alla croce, simbolo estremo d’amore, pace e rinunzia alla violenza, e mentre conficcava la spada nella roccia pronunciò la frase:
“In terram pro cruce spatam fixit”.
La forma a croce della spada nella roccia di San Galgano rimanda ad un altro aspetto simbolico della spada. Nel Medioevo tale croce formata dall’elsa fu fonte di diverse elaborazioni mistiche secondo le quali in tale forma dell'elsa con la lama si rispecchiavano i valori cristiani della cavalleria. Cosi nell'iconografia di diversi santi questi vengono raffigurati muniti di spada, che utilizzano in gloriose tenzoni con creature e nemici malefici. Secondo una leggenda Santa Caterina fa rinvenire sotto un altare a Giovanna d’Arco la spada con cui combattere per la libertà della Francia.
Il centro della croce è ciò che fonde, che amalgama, che mescola gli elementi in un equilibrio da cui scaturisce la vita. È l’opera divina, è il soffio di Dio sulla materia inerte, è il quinto elemento: il Vivificatore.
Così come in Occidente anche in Giappone troviamo “spade leggendarie”.
Anche la "katàna", la spada giapponese dei "samurai", secondo la tradiziona nipponica assolve alla duplice funzione di strumento di giustizia o di dispotismo a seconda dell'uso che se ne sarebbe fatto in combattimento.
Ama no Murakumo (天叢雲剣), tradotto Spada del Paradiso è una spada leggendaria di cui si parla nel testo mitologico giapponese “Koijiki”.
Secondo il mito nipponico, Susanoo (dio del mare e delle tempeste) un giorno si imbattè in una famiglia disperata per avere perso sette figlie sacrificate al malvagio mostro a otto teste Yamata no Orochi, che richiedeva vergini in sacrificio minacciando altrimenti la devastazione dell'intera provincia, era rimasta loro solo una figlia Kushinada e temevano ora per la sua vita. Susanoo si innamorò della giovinetta ed escogitò un piano per sconfiggere il mostro, in cambio della sua mano. Trasformò Kushinada in un pettine e ordinò che fossero raccolti otto barili di sake, da disporre di fronte alla casa della ragazza, dove il mostro si sarebbe presto recato per reclamare il sacrificio della vergine. Yamata no Orochi giunto a casa di Kushinada, trovò gli otto barili di sake e si ubriacò cadendo addormentato. Mentre dormiva Susanoo tagliò tutte e otto le teste del mostro uccidendolo.
Dopo avere tagliato le teste di Yamata no Orochi, il dio Susanoo iniziò a recidere le code del mostro, riuscì a tagliare le prime sette senza difficoltà, ma quando giunse all'ottava coda, la sua spada trovò qualcosa di estremamente duro; fu così che Susanoo trovò la spada Ama no Murakumo (detta anche Kusanagi).
Molti secoli dopo durante il regno dell'imperatore Keikō, la spada passò nelle mani del grande guerriero Yamato Takeru, come dono della zia, la principessa Yamato, Vergine del Tempio di Ise,
Yamato Takeru cadde però in un'imboscata ordita da un vile signore della guerra. che con delle frecce infuocate, intrappolò l'eroe in un cerchio di fuoco. Yamato Takeru cercò di usare la spada per impedire alle lingue di fuoco di raggiungerlo e scoprì in tal modo che l'arma leggendaria aveva il potere di dirigere l'aria ed il vento; creò dunque un passaggio tra le fiamme mettendosi in salvo. Da allora, Yamato Takeru chiamò la spada Kusanagi, cioè Spada Falciatrice d'Erba.
Secondo alcune tradizioni iniziatiche sia orientali che occidentali, il guerriero-cavaliere che porta la spada è in gradi di unire il fisico e lo spirituale, unendo l'essenza della spada a quella di se stesso in perfetto equilibrio. Solo chi riesce ad unire ed equlibrare questi aspetti potrà definirsi un guerriero.
Secondo tali concezioni la spada è rappresentazione dell'Uomo: il pomo è la testa; il manico è il collo, il paracolpi sono le spalle, il fodero è il corpo; la lama è la colonna vertebrale che racchiude l'anima e la punta è il coccige. (Cfr. Cuneo)
La lama simboleggia l'anima poiché è lucente e riflette la Luce del Sole Creatore.
In termini alchemici, la "spada de' filosofi" rappresenta il fuoco del crogiuolo ed è anche legata simbolicamente all'acqua ed alla figura del drago, intesa come derivazione dalla metamorfosi del fuoco.
Le leggende europee narrano di Exacalibur, spada sacra custodita in uno specchio d’acqua calma e limpida.
Ma anche qui ci troviamo di fronte ad un archetipo universale, infatti anche nella mitologia nipponica le spade venivano estratte dagli eroi dalle viscere dei draghi uccisi, oppure prelevate dal letto dei fiumi.
In tali leggende, se gettate in acque correnti, le spade sacre si trasformavano in draghi lucenti, e se conficcate nel terreno creavano fonti e laghi sacri.
Excalibur è custodita dalla Dama del lago, divinità pagana che si poteva intravedere negli specchi di acqua. La Dama donala spada all’uomo giusto che avrebbe usato la sua forza per la giustizia.
La spada di un cavaliere Jedi è parte integrata di colui che la impugna, una estensione del cavaliere Jedi e della sua identità. E' un oggetto sacro che solo i cavalieri Jedi posso utilizzare in maniera efficace grazie alla Forza. I Jedi essendo cavalieri appartengono a una ristrettissima elite di guerrieri mistici, dotati di un potere spirituale dato loro in dono dalla Forza. Le spade laser rimandano alla spada fiammeggiante con poteri soprannaturali.
Le spade di Star Wars però non sono sempre portatrici di giustizia ma proiezioni dell'identità morali dei cavalieri Jedi. come detto sopra posso essere portatrici di giustizia o di malvagità a seconda di chi le impugna. Si riscontra una analogia con il ciclo dell'anello del Nibelungo di Wagner. Nella Valchiria del ciclo dell'anello del Nibelungo, Siegmund trova la spada del padre, come accade a Luke e nel settimo episodio alla figlia di Luke. Sigmund perde mano e spada (per volontà del suo vero padre Wotan) nel suo scontro con Hunding in maniera analoga a Luke contro suo padre Dart Fener. La spada di Siegmund dovrà essere riforgiata e il rinnovamento dell'arma è simbolo di presa di coscienza interiore del cavaliere come avviene anche in Star Wars dove Luke deve ricostruire la propria spada in sostituzione di quella perduta nel suo processo di crescita per diventare Jedi.
La spada ha idunque molteplici significati simbolici, essa è archetipo di forza (e se usata per il bene di giustizia) che si trova in tutte le culture e in tutte le epoche, dalla mitologia antica alle saghe moderne come Star Wars.
Gandolfo Dominici
Fonti:
Fonti:
- Altomonte Athos A. - “Sulla Trasmutazione metallica” – Esonet
- Bessi L. - "La Spada Sacra" un viaggio per il risveglio della coscienza - L'Archivio Editore, 1998
- Bessi L. - "La spada Occidentale" Combattimento, arte sacra, iniziazione” - Castelvecchi, 2005
- Biedermann H. - “Enciclopedia dei simbolo” - Bompiani, 1999.
- Chevalier J. - “Dizionario dei simboli, ed. Rizzoli, 1986.
- Cirlot E. - “Dizionario dei simboli” - Siad, 1988.
- Corbetta G. - Magia della Spada-
- Cuneo M. - “La Spada. Un'arma aristocratica”
- Durville H. - “Le armi e la magia” - Dioscuri, 1987.
- Guènon R. - I Simboli della scienza sacra” - Adelphi, 1978
- Lullo R. - "Il libro dell'ordine della cavalleria" - Arktos, 1994
- Pegoraro P. - Simbologia della spada
- http://www.guerrestellari.net/athenaeum/influ_menuradici_spada.html
- files.splinder.com/ea403c15d35078c3662bc90ee24bc47b.pdf
lunedì 28 dicembre 2015
Il destino e il tempo (Borges)
"Il nostro destino non è spaventoso perché irreale; è spaventoso perché irreversibile e di ferro. Il tempo è la sostanza di cui sono fatto. Il tempo è un fiume che mi trascina, e io sono il fiume; è una tigre che mi sbrana, ma io sono la tigre; è un fuoco che mi divora, ma io sono il fuoco. Il mondo, disgraziatamente, è reale; io, disgraziatamente, sono Borges."Nuova confutazione del tempo - Jorge Luis Borges
venerdì 25 dicembre 2015
Breve pensiero sul Natale
Il Natale serve a una cosa importante, talvolta piacevole, talaltra melanconica. A Natale ci si accorge di chi c'è e di chi non c'è nella nostra vita: di chi non c'è e vorremmo ci fosse, di che c'è e non vorremmo ci fosse, di chi c'e' stato e non c'è voluto più essere, e, talvolta, della speranza di chi ci potrà essere.Insomma il Natale fa il punto per rinascere col Sole ogni anno.G.D.
venerdì 9 ottobre 2015
AGO ERGO SUM
"AGO ERGO SUM".
Il desiderio diretto ad uno scopo genera la volontà, la volontà genera l'azione, l'azione dà forma all'attore.
Desiderio, volontà, azione e attore costituiscono un processo unitario che è l'esistenza. Senza azione l'attore non esiste, ma è sospeso nel limbo del possibile ma non reale.G.D.
lunedì 28 settembre 2015
Lascia vivere le passioni...
Opporsi alle passioni è non solo inutile ma dannoso.
Se le allontani dai loro aria e le alimenti, se invece le chiudi nascondendole dentro di te il loro fuoco brucia il tuo ossigeno e ti uccide.
Lasciale vivere, bruciare e fare il loro corso e loro lasceranno vivere te.
G.D.
martedì 15 settembre 2015
La Magia di Faust
"FAUST. Filosofia, giurisprudenza, medicina e purtroppo anche teologia ho ormai studiato a fondo, ahimè! con faticoso ardore; ed ora eccomi qui, povero stolto, che ne so quanto prima.Johann Wolfgang von Goethe, Urfaust (Il Faust nella sua forma originaria), traduzione di C. Baseggio, UTET, 1955.
Mi chiamano dottore, anzi professore, e sono già quasi dieci anni che di su, di giù, per diritto e per traverso io meno i miei scolari per il naso; e vedo che proprio nulla ci è dato di sapere! Per poco non ne avrò consunto il cuore!
È vero che ho più senno di tutti gli scipiti dottori, professori, scrivani e preti: io non son tormentato da scrupoli e da dubbi, non ho paura del diavolo e dell'inferno. Ma in cambio mi è tolta anche ogni gioia; io non m'illudo di sapere qualcosa di vero, io non m'illudo di poter insegnare qualcosa, per migliorare e convertire gli uomini; io non ho poi né beni, né denaro, né onori, né pompa mondana. Nemmeno un cane potrebbe vivere più a lungo così! Perciò mi son dato alla magia: chissà che per forza e per bocca di uno spirito qualche segreto non mi possa essere svelato, e ch'io non debba più parlare con sudata fatica di quello che non so, e conosca alfine ciò che nell'intimo tiene insieme il mondo, e veda ogni forza creatrice ed ogni seme, e non cavilli più sulle parole."
lunedì 31 agosto 2015
Sapiosexual
Il "Sapiosexual" non è una nuova moda... fu sperimentato già da Adamo ed Eva quando assaggiarono il frutto della conoscenza e per questo furono cacciati dal finto e noioso giardino dell'Eden per sperimentare il vero significato dell'esistenza.G.D.
domenica 23 agosto 2015
Il Riccio e la Volpe
“La volpe sa molte cose, ma il riccio ne sa una grande”
Archiloco, frammento 201, in M. L. West, Iambi et Elegi Graeci, Oxford, 1971
[...] Gli studiosi non si sono trovati d’accordo sulla esatta interpretazione di queste
parole oscure di Archiloco, le quali possono anche semplicemente significare che la volpe con tutta
la sua astuzia, è sconfitta dall'unica difesa di cui il riccio dispone.
Ma il verso può essere assunto, in senso figurato, a indicare una delle più profonde
differenze che, addirittura, dividono gli esseri umani.
Esiste infatti un grande divario tra coloro, da una parte, che riferiscono tutto a una
visione centrale, a un sistema più o meno coerente o articolato, con regole che li
guidano a capire, a pensare, a sentire - un principio ispiratore, unico e universale, il
solo che può dare significato a tutto ciò che essi sono e dicono -, e coloro, dall'altra
parte, che perseguono molti fini, spesso disgiunti e contraddittori, magari collegati
soltanto genericamente, non unificati.
Le persone di questa seconda categoria (volpe) conducono esistenze, compiono
azioni e coltivano idee che sono centrifughe piuttosto che centripete, e il loro pensiero
è disperso o diffuso perché si muove su molti piani, coglie l’essenza di una vasta
varietà di esperienze, senza cercare di inserirli in una visione unitaria, immutabile,
onnicomprensiva, [...]
Isaiah Berlin, La volpe e il riccio, Adelphi, Milano, 2000, pag. 71 e seguenti
giovedì 20 agosto 2015
Perchè filosofeggiare
Il mondo di oggi governato dalla tecnica sembra rifiutare l'importanza dell'introspezione e della filosofia. La conoscenza del "fare" sembra oggi slegata dalla "conoscenza dell'essere". Questo è un errore. chi pensa di saper fare senza dovere saper essere è come un automa di carne.
Il termine filosofia come è noto deriva dal greco antico φιλοσοφία, traslitterato in philosophía e composto da φιλεῖν (phileîn), "amare", e σοφία (sophía), "sapienza", ossia "amore per la sapienza".
Dunque la filosofia come campo di studi che si pone domande e riflette indagando sul "senso" dell'essere e dell'agire nel mondo partendo dall'analisi del'attore "l'Uomo". Senza conoscere l'Uomo non si può capire quali azioni esso può compiere. Senza l'introspezione l'azione nel mondo esterno risulta spesso inconcludente se non addirittura dannosa per lo stesso agente, e questo è tanto più vero oggi in un contesto in cui l'evoluzione tecnica e sociale ha creato più potere e più complessità. Oggi, più che mai, conoscere e sapere è importante (alcuni studiosi definiscono la nostra stessa economia come knowledge economy) per potere agire e avere successo.
Si può sparare senza conoscere le caratteristiche di un'arma?
Forse si ma affidandosi al caso. Conoscendo l'arma e il tiratore sicuramente il rischio di fallire o farsi male è inferiore. Come per un'arma conoscere le potenzialità, le caratteristiche e i limiti dell'individuo è un prerequisito essenziale affinché egli possa esprimere pienamente le sue potenzialità.
Conosci te stesso (in greco antico: Γνῶθι σεαυτόν, Gnōthi seautón) è il principio alla base della filosofia.
A cosa ci serve dunque la filosofia?
La filosofia è fondamentale per allenare la mente a trovare le soluzioni migliorie nel qui ed ora.
La filosofia è importante per non essere gabbati da chi vuole proporci false verità.
La filosofia è importante per chi decide di governare, perché chi ignora la filosofia non ha la capacità di poter organizzare una comunità e risolverne i problemi.
La filosofia aiuta a conoscersi e attraverso un processo alchemico (VITRIOL), crea il nuovo nel continuo divenire.
L'amore per la saggezza accende la luce così la soluzione può essere vista.
G. D.
martedì 21 luglio 2015
LA MASCHERA PUSILLANIME
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| Brian M. Viveros |
Biascicanti e funamboliche incongruenze,buttate in voli accidentali,nascondo le verità dietro la maschera.Impassibili desideri di peccati chiusi nel pensiero,dietro la maschera,colmano il vuoto dell'anima,Il pensiero tabù,resta sospeso dentro un orologio fermo.La maschera come un equilibrista,sul filo dei dei desideri,dipinge la sua banale conformità,agli occhi dei più.
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